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Il Rapporto «Green Economy per uscire dalle due crisi» firmato da ENEA e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

Rapporto Green Economy 2012

di Roberta Di Giuli • Alla Conferenza stampa presso la sede ENEA di Roma la presentazione di un testo che vuole fare chiarezza sui nuovi termini e sui nuovi percorsi – possibili – di sviluppo sostenibile, per uscire dalle crisi economica e climatica con concrete prospettive di crescita

 

«Green economy per uscire dalle due crisi». Un titolo che si schiera decisamente dalla parte di chi crede che uscire dalla crisi sia possibile. Ma possibile solo se si analizza con rigore la situazione, dandone i giusti contorni, e quindi si valutino con attenzione gli strumenti disponibili ed utili per operare.

 

Il Rapporto firmato ENEA e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile è stato presentato ufficialmente a Roma il 14 dicembre presso la sede dell’Ente Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Tecnologico Sostenibile alla presenza dei curatori Edo Ronchi (Presidente Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile) e Roberto Morabito (Responsabile Unità Tecnica Tecnologie Ambientali ENEA), di Andrea Bianchi (Direttore generale per la politica industriale e la competitività del Ministero dello Sviluppo economico) e Linda Laura Sabbadini (Direttore del Dipartimento per le Statistiche Sociali ed Ambientali, ISTAT) del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini e del Commissario dell’ENEA Giovanni Lelli. Il lavoro è a supporto degli Stati generali della Green economy, che si sono tenuti nelle scorse settimane in occasione della Fiera Ecomondo di Rimini.

 

Corrado Clini, Edo Ronchi e Giovanni LelliCosì si parla fin dall’introduzione di crisi economico-finanziaria e di crisi ecologico-climatica e si identificano gli obiettivi dell’economia verde nel “realizzare nuovi investimenti, avviare nuove produzioni di beni e servizi, quindi di contrastare la recessione aprendo nuove prospettive di sviluppo, puntando sull’elevata qualità ambientale e sulla riduzione degli impatti sull’ambiente, locali e globali. Contemporaneamente, di affrontare la crisi climatica e quella ecologica con misure che hanno anche un positivo impatto economico ed occupazionale”.

 

La green economy, quindi, fa delle produzioni di beni e di servizi ad elevata qualità ecologica un mezzo di attacco alla crisi economico-finanziaria, e a quella climatica-ecologica, con l’obiettivo implicito di alimentare un nuovo sviluppo. Allo stesso tempo spinge verso un’idea di benessere non legata alla crescita del consumismo, ma allo sviluppo di consumi più equi, sobri e consapevoli, arrivando a stimolare, su questa linea, un uso efficiente dell’energia e delle risorse materiali, innovazioni di prodotto e di processo, nuove competenze e professionalità, con ricadute occupazionali significative.

 

Ma l’Italia può dirsi pronta ad indossare un abito cucito partendo dalle esigenze e dalle opportunità ambientali? Gli esperti del Rapporto non hanno dubbi: il nostro Paese è ormai maturo per un mercato ecosostenibile e quindi ha bisogno di attivare un percorso di rinnovamento attuando sinergie tra il mondo industriale, quello della ricerca e dell’innovazione tecnologica.

I passi verso una Green Economy

Da cosa iniziare per addentrarsi nel sentiero non facilissimo che conduce alla green economy? Lo strumento principale rimane un quadro normativo di supporto stabile e coerente, che permetta di definire e disporre di competenze e professionalità. In questo contesto la comunità scientifica, e l’ENEA in particolare, si dice pronta a supportare le esigenze che provengono dalle diverse realtà produttive mettendo a disposizione le necessarie competenze tecniche nel settore dell’energia, del trasferimento tecnologico e dell’ambiente.

Presentazione Rapporto Green Economy 2012L’Italia, dal canto suo, vanta una tradizione e delle qualità in settori strategici. Il rapporto si riferisce alla qualità delle manifatture, al design, ma anche alle peculiarità territoriali che contraddistinguono il nostro Paese nel mondo, grazie al suo enorme capitale di risorse naturali e culturali, sinonimo di bellezza e di qualità, che ben si sposano con i valori della produzione «green». Oggi possiamo continuare a vantarci di un’industria manifatturiera di grandi tradizioni e di produzioni agroalimentari di eccellenza, e possiamo comunque cominciare a sottolineare anche una significativa crescita nel settore delle rinnovabili, dell’uso razionale dell’energia e del riciclo, grazie alla disponibilità di elevate capacità tecnologiche e professionali di alto livello. Eppure paghiamo con la nostra bolletta salata, il fatto che siamo costretti ad importare gran parte dell’energia consumata. L’invito ad una maggiore diffusione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza e del risparmio energetico diventa quindi un imperativo categorico. E ancora su altro fronte si può intervenire. Parliamo dell’industria del riciclo il cui sviluppo comporterebbe un grande vantaggio per la nostra industria manifatturiera che importa ingenti quantità di materie prime.

Le fasi del Rapporto

La prima parte del Rapporto fornisce un contributo di analisi e di approfondimento della green economy, sulla base delle elaborazioni dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico), dell’Unione Europea e della Conferenza di «Rio+20». All’analisi degli strumenti economici, segue una valutazione del ruolo che riveste il patrimonio delle risorse culturali ed ambientali in Italia alla luce della green economy.

 

La seconda parte del Rapporto evidenzia 6 settori strategici per lo sviluppo della green economy in Italia:

? l’ecoinnovazione;

? l’efficienza ed il risparmio energetico;

? le fonti energetiche rinnovabili;

? l’uso efficiente delle risorse, la prevenzione ed il riciclo dei rifiuti;

? le filiere agricole di qualità ecologica;

? la mobilità sostenibile.

L’analisi di questi settori strategici, partendo anche da un confronto con differenti realtà internazionali, rivela come una svolta economica in chiave green possa avere rilevanti potenzialità di sviluppo nel nostro Paese.

 

Roberta Di Giuli

 

 

I 6 Strategici settori

 

Il Rapporto sulla Green Economy passa in rassegna sei settori ritenuti strategici per una conversione ecologica dell’economia: ecoinnovazione, efficienza e risparmio energetico, fonti rinnovabili, usi efficienti delle risorse e riciclo dei rifiuti, filiere agricole di qualità ecologica e mobilità sostenibile. Ecco alcune delle indicazioni settore per settore.

 

1) Ecoinnovazione: Italia al sedicesimo posto, ma trend positivo per lavoratori ecoindustrie

L’ecoinnovazione è ritenuto uno dei principali drivers dello sviluppo sostenibile. L’Italia però, secondo l’ultima rilevazione dell’Eco-innovation Scoreboard del 2011, è al sedicesimo posto nell’Europa a 27 e sotto la media europea. A pesare sul giudizio è il grave ritardo nello sviluppo dell’ecoinnovazione che in buona parte viene importata e non prodotta in Italia. Positive invece le certificazioni di sistemi di gestione ambientale, la produttività energetica, l’intensità delle emissioni di gas serra, lo sviluppo del lavoro nelle eco-industrie dove è impegnata il 2,12% della forza lavoro contro la media europea dell’1,53%. Anche per quanto riguarda la formazione l’Italia si comporta bene con 193 corsi universitari sulla green economy.

 

2) Efficienza energetica: consumi ridotti del 33% nell’edilizia pubblica con eco-riqualificazioni

Intervenendo con misure di efficienza energetica su 11.000 uffici pubblici, 30.000 edifici scolastici e 70.000 di social housing è possibile un risparmio energetico al 2020 di un Mtep pari alla riduzione del 33% dei consumi negli edifici considerati, mentre un risparmio di altri 0,33 Mtep l’anno sarebbe possibile intervenendo sul 3% degli edifici di edilizia privata. Per ottenere questi risultati sarà però necessario prevedere e rivedere il sistema delle incentivazioni e delle detrazioni. Proprio le detrazioni fiscali tre il 2007-2010 hanno prodotto investimenti di 12 miliardi di euro e più di 40.000 posti di lavoro salvati l’anno. L’Italia è un paese che ha buoni indici di prestazione energetica, ma sta perdendo terreno rispetto agli altri paesi europei, anche se resta ancora sotto la media europea per intensità energetica (96 tep/M euro).

 

3) Rinnovabili: spetterà alla Lombardia trainare la produzione e a Sicilia e Marche i consumi

In Italia nel 2011 le fonti rinnovabili hanno rappresentato il terzo settore di approvvigionamento energetico (dopo petrolio e gas) con oltre il 13% del consumo totale lordo facendo anche registrare l’incremento maggiore tra tutte le fonti, +7%. La crescita maggiore è del fotovoltaico cresciuto di oltre cinque volte e mezzo rispetto al 2010 e con 9,3 GW installati nel 2011 ha reso l’Italia il primo mercato al mondo del fotovoltaico. L’Italia risulta anche il terzo paese dell’UE per occupati nelle rinnovabili (dopo Germania e Francia) con 108.150 occupati. Per raggiungere gli obiettivi europei al 2020 è stato anche stabilito un «burden sarin» fra le regioni italiane: la regione che dovrà generare più energia rinnovabile è la Lombardia con 2.905 ktep, seguita da Piemonte e Toscana. Se si compie un’analisi dei consumi di rinnovabili, le regioni da cui si attende il maggior consumo sono Marche e Sicilia.

 

4) Risorse e rifiuti: costi in calo dove si differenzia di più

La produzione di rifiuti urbani in Italia cresce più del PIL e dei consumi. Il metodo di smaltimento preferito è la discarica circa il 49%, ma ci sono 10 regioni, dalla Liguria alla Sicilia, che mandano in discarica più del 60% dei rifiuti urbani. Ci sono invece in Europa 6 paesi a discarica zero o quasi zero che hanno tassi di riciclo pari al 60%. L’Italia ha un recupero di materiali del solo 33%, dato questo che indica che c’è un grande spazio per la green economy. Nelle regioni italiane dove più spinta è la raccolta differenziata è minore il costo di smaltimento dei rifiuti: in Lombardia con il 47% di RD si è speso 24,65 centesimi di euro per gestire un chilogrammo di rifiuti, in Veneto con il 56,2% di RD 25,88 centesimi; nel Lazio invece con il 17,8% di RD 31,84 centesimi e in Sicilia con il 7,1% di RD 29,83 centesimi al chilogrammo. Gli occupati totali nella gestione dei rifiuti in Italia sono circa 120.000.

 

5) Filiere agricole di qualità: Italia prima in Europa con 48.509 aziende biologiche

L’agricoltura italiana ha saputo orientare le scelte produttive verso la qualità legata alle singole specificità del territorio sviluppandosi così lungo il percorso della sostenibilità. Testimoniano questo indirizzo virtuoso i 243 prodotti DOP, IGP e STG, le oltre 4.600 specialità regionali, i 521 vini  DOC, DOCG e IGT e soprattutto i risultati raggiunti dall’agricoltura biologica, il metodo di produzione sostenibile più strutturato. L’agricoltura biologica interessa più di un milione e 100mila ettari, 18,7% della Sau totale che la colloca al secondo posto in Europa dopo la Spagna e può contare su 48.509 aziende, il più alto numero di aziende biologiche in Europa. L’agricoltura italiana ha anche ridotto il consumo di fertilizzanti chimici e fitofarmaci diminuendo così la pressione sulla qualità dell’acqua.

 

6) Mobilità sostenibile: le città laboratorio di green transport

La mobilità in Italia è sempre più un fenomeno locale con spostamenti corti che per lo più avvengono all’interno della città, la somma degli spostamenti passeggeri al di sotto di 10 km vale infatti il 70% del totale. Le auto private italiane (più di 37 milioni, il numero più alto in Europa) sono responsabili di inquinamento, congestione, incidenti, consumo del suolo tra i più alti in Europa. Governare la domanda di trasporto, soprattutto in ambito urbano, significa agire su tre grandezze: lo spostamento attraverso misure come il telelavoro o il car sharing; la distanza, attraverso misure di smart growth per riportare la lunghezza degli spostamenti a livello di 10 anni fa (-9 Mt di CO2 al 2030); il tasso di occupazione del veicolo, oggi di 1,2 passeggeri a veicolo in città, attraverso misure come il car pooling, la city logistic. Dal punto di vista tecnologico auto ibrida, auto elettrica, biocarburanti, eco-driving, sistemi di gestione del traffico ecc. potrebbero portare ad una riduzione delle emissioni di gas serra fino a 75 Mt al 2030. Per il trasporto pubblico, la Cenerentola italiana, ci sono buone notizie al 2020 sono stati finanziati 105 nuovi km di metropolitane e 50 di tramvie.