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Chi salverà la Terra? L’industria!

Energie

Alessandro Ferri • Conclusioni singolari e decisamente innovative del rapporto World Energy Council: l’ambiente non può essere protetto a sufficienza solo dalle Istituzioni, dall’associazionismo e dagli enti intergovernativi

 

 

•• Sarà l’industria a salvare il Pianeta. L’industria fatta di multinazionali, di aziende, di professionalità di alto livello, di persone che rischiano, che investono, che cadono e si rialzano. Sembrerà paradossale, ma per il World Energy Council (WEC) – il Forum internazionale sulle fonti energetiche fondato nel 1923 – non sono le istituzioni, né la ricerca pubblica ma è solo l’industria – settore privato per eccellenza – ad avere le competenze e il potenziale per svolgere, nei prossimi anni, il ruolo trainante nel passaggio verso sistemi energetici sostenibili.

Logo WECIl Rapporto presentato dal WEC, scaricabile liberamente sul sito istituzionale www.worldenergy.org parla chiaro: senza un maggiore sostegno del settore privato, la futura esistenza di miliardi di persone che, nei prossimi decenni, dovranno beneficiare di sistemi di energia sostenibile, potrebbe essere pregiudicata.

L’indagine alla base del Rapporto, condotta dalla società di consulenza internazionale Oliver Wyman, si basa su interviste articolate con oltre 50 politici, in prevalenza ministri dell’Ambiente e dell’energia, vertici delle banche di sviluppo, Governi, organizzazioni intergovernative e le ONG, oltre a esperti provenienti da oltre 25 Paesi.

Le raccomandazioni formulate dal rapporto possono così riassumersi:

? Maggiore pro attività nel miglioramento delle politiche energetiche

Per rendere i sistemi di energia sostenibile una realtà, i vertici dei settori energetici devono prendere l’iniziativa di condividere le loro conoscenze, idee ed esperienze con i responsabili politici, i decision-maker e altre parti interessate.

 

Rapporto WEC? Maggiore disponibilità al rischio in materia di investimenti nel settore dell’energia

I Governi a corto di liquidi, o con fondi limitati nei settori energetici e finanziari, sono ovviamente restii a prendere l’iniziativa nelle infrastrutture energetiche e negli investimenti tecnologici. Il rapporto incoraggia i Governi a intraprendere un maggior rischio nei settori dove esso è più sopportabile, e invita il settore privato a impegnarsi con le altre parti interessate per identificare approcci e meccanismi adeguati al fine di raggiungere un migliore equilibrio di rischio. Si sottolinea anche il ruolo decisivo di entrambi i settori – pubblico e privato – per favorire la ricerca, lo sviluppo e l’applicazione delle nuove tecnologie energetiche e nelle innovazioni.

? Aiutare i Paesi in Via di Sviluppo a tracciare un nuovo corso energetico

Il settore energetico, e gli Investitori, devono lavorare con le parti interessate del settore pubblico per identificare e ridurre i fattori che frenano gli investimenti nei paesi meno sviluppati, in quelli in via di sviluppo e nelle economie emergenti. L’industria dovrebbe aiutare questi Paesi ad adottare tecnologie collaudate, e lavorare assieme a loro per ridurre il costo del trasferimento tecnologico e l’individuazione dei progetti idonei ad attrarre gli investimenti.

Il Rapporto del WEC

L’idea controllante emersa dalle interviste ruota attorno alla necessità di investire più concretamente sull’energia sostenibile. I politici intervistati hanno espresso forte preoccupazione sulla mancanza di un consenso globale sui cambiamenti climatici e sul futuro quadro energetico. Le tecnologie emergenti, e i modelli rapidamente mutevoli di consumo di energia e di approvvigionamento, potrebbero rendere difficile lo sviluppo e l’attuazione di politiche energetiche a lungo termine. Ciò si traduce in un aumento del rischio per l’industria e gli investitori.

 

Rapporto WECNel Rapporto sono indicati i risultati dell’indice di sostenibilità energetica 2013: nel mondo ci sono ben 129 Paesi che, nelle loro dinamiche energetiche interne, dovranno inevitabilmente rivedere gli equilibri fra i tre asset principali, che il WEC definisce il «Trilemma energetico». Vale a dire la sicurezza energetica, l’equità nella distribuzione dell’energia, e la sostenibilità ambientale.

In base all’indice di sostenibilità energetica, i paesi sviluppati con programmi ad alta efficienza energetica ben consolidati, e quote elevate di energia proveniente da fonti a basso o nullo livello di emissioni di carbonio, come la Svizzera, la Danimarca e la Svezia, superano la maggior parte dei paesi in tutti e tre gli ambiti del «Trilemma energetico».

Joan MacNaughton, Presidente esecutivo del rapporto World Energy Trilemma, ha dichiarato: “Se i Paesi intendono migliorare la sostenibilità dei loro sistemi energetici, devono continuare a lavorare sodo per individuare e attuare con successo politiche equilibrate e lungimiranti. Un partenariato maggiormente proattivo con il settore privato è indispensabile, anche per guidare l’elevato, necessario livello di investimenti che il settore energetico ora richiede. E il settore privato, da parte sua, deve poter interpretare le attese della politica, e contribuire nel modo più efficace al raggiungimento degli obiettivi programmatici”. La via da seguire, per MacNaughton, è quindi quella di costruire un «consenso informato», fondato su una visione di lungo periodo delle politiche energetiche, evitando approcci episodici dominati dal dibattito sui costi a breve termine.

C’è dunque una crescente intesa fra politici e il mondo dell’industria: un’intesa che animerà il World Energy Congress, dal 14 al 18 ottobre a Daegu, in Corea. I lavori del congresso (www.daegu2013.kr) saranno condotti all’insegna di una visione condivisa e di soluzioni pragmatiche per garantire un futuro energetico sostenibile nell’interesse delle collettività, del mondo dell’industria ma, soprattutto, del pianeta Terra.

 

Alessandro Ferri