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Efficienza energetica: luci e ombre

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di Alessandro Ferri • L’Enea ha presentato il Secondo Rapporto sull’Efficienza Energetica. L’Italia si conferma un paese virtuoso: i numeri dello studio sono positivi, ma si può (e si deve) fare di più

 

 

•• Nel 2011 si è registrato un risparmio complessivo di 57.595 gigawattora anno, con un incremento del 17,1% rispetto al 2010. E nel 2010 l’efficienza energetica è aumentata di oltre 1 punto percentuale rispetto al 2009. Sono alcune delle cifre riportate nel rapporto annuale dell’Enea, l’Ente per l’energia alternativa. Queste cifre, apparentemente ostili ma, tutto sommato, positive, svelano però un rischio di fondo: la situazione di eccellenza che ci aveva distinto negli anni scorsi, potrebbe infatti attenuarsi nel confronto con gli altri Paesi industrializzati, in particolare con il Regno Unito, nazione che ha compiuto progressi continuativi nell’ultimo trentennio. Consoliamoci, comunque: siamo sempre più virtuosi rispetto a ben altri Paesi, atavicamente considerati un modello di riferimento. La nostra «performance energetica», “se confrontata con l’intensità energetica di altri Paesi europei a simile sviluppo industriale risulta per noi positiva del 12,8% rispetto alla Germania e del 18,4% rispetto alla Francia”. Nel 2010, infatti, la classifica europea dell’efficienza energetica ci vedeva al quarto posto, dopo Irlanda, Danimarca e Regno Unito.

Ma cos’è, in termini semplici, l’«efficienza energetica»? Per la norma UNI CEI EN ISO 50001, che definisce i requisiti minimi che un sistema per la gestione dell’energia deve possedere, consiste nel «rapporto o altra relazione quantitativa tra i risultati in termini di prestazioni, servizi, beni o energia, e l’immissione di energia». Definizione piuttosto simile a quella mutuata nella normativa italiana: per il Decreto legislativo 115 del 2008, che recepisce la Direttiva 2006/32/CE sull’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici, si tratta del «rapporto tra i risultati in termini di rendimento, servizi, merci o energia, da intendersi come prestazione fornita, e l’immissione di energia».

Il ruolo strategico del supporto governativo

Il 2° Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica, presentato il 23 gennaio a Roma al Ministero dello Sviluppo economico, è stato predisposto dall’Enea nell’ambito del suo ruolo di Agenzia, allo scopo di fornire uno strumento di monitoraggio e valutazione a supporto delle politiche energetiche nazionali. E nel complesso, a quanto pare, l’Italia non è affatto da buttar via: ma, per una corretta analisi, la lettura dei dati del rapporto va scansionata secondo i vari settori industriali e sociali. Dove ci sono luci e ombre. Perché dove l’azione governativa è stata costante e continua si sono guadagnate posizioni: ma dove invece ha prevalso la stasi, e quel tradizionale atteggiamento di rinvio decisionale assai diffuso negli ambienti istituzionali, è rimasto evidente il divario con gli altri Paesi. Un modello virtuoso lo si è avuto, ad esempio, nel fronte immobiliare: l’aver portato al 55% il livello di detrazione fiscale per gli interventi di miglioramento ambientale, ha migliorato nettamente le «prestazioni energetiche» delle case. Milioni di famiglie, incentivate al salto tecnologico nel settore residenziale, hanno così installato caldaie a condensazione ad alta efficienza, e migliorato la coibentazione degli appartamenti mediante l’introduzione di impianti solar cooling. Bene anche il settore dell’industria, dove però vi sono stati significativi miglioramenti soltanto negli ultimi sei anni: grazie soprattutto al ruolo propulsivo, determinante, svolto dai «certificati bianchi», ovvero il meccanismo dei TEE, i «Titoli di Efficienza Energetica».

I TEE, istituiti nel 2004 dal Ministero delle Attività Produttive di concerto con quello dell’Ambiente, determinano gli obiettivi quantitativi nazionali di incremento dell’efficienza energetica. Emessi dal Gestore del Mercato Elettrico a favore dei distributori di energia e degli operatori, hanno lo scopo di certificare la riduzione dei consumi conseguita attraverso interventi e progetti di incremento di efficienza energetica.

Suddivisi in varie tipologie a seconda degli interventi, costituiscono l’asse portante di un vero e proprio mercato: l’emissione e la negoziazione dei TEE permettono ai distributori di generare profitti e ricavi, secondo modalità appropriate di incentivazione. È così aumentata la diffusione della cogenerazione ad alto rendimento, dei motori elettrici ad alta efficienza e dei recuperi di calore dal processo produttivo.

Si tratta di risultati che hanno una significativa ricaduta per l’economia italiana e che costituiscono dei progressi effettivi in un processo di riconversione verso la green economy”, ha dichiarato il commissario dell’Enea Giovanni Lelli. “L’Italia deve ora massimizzare le opportunità connesse all’efficienza energetica puntando a superare gli obiettivi europei al 2020”.

Un’analisi mirata per settore

Tabella 1

 

Il 2° Rapporto sull’Efficienza Energetica ha presentato due novità sul fronte della ricerca statistica: Enea e Confindustria hanno svolto un’analisi dei comparti industriali che offrono prodotti e servizi per l’efficienza energetica, mentre assieme a I-com (Istituto per la Competitività) ed Assoimmobiliare è stata realizzata un’indagine sugli effetti dell’efficienza energetica sul mercato immobiliare.

L’analisi condotta assieme a Confindustria ha riguardato 99 aziende, e ha accertato come le imprese in grado di offrire prodotti e servizi per l’efficienza energetica a livello nazionale si rivolgano in prevalenza a operatori industriali dei settori della meccanica e delle costruzioni.

L’indagine I-Com e Assoimmobiliare ha invece rilevato un’elevata sensibilità, tra gli operatori immobiliari, verso l’efficienza energetica: la maggior criticità riguarda tuttavia le difficoltà di accesso a finanziamenti per realizzare gli interventi per il miglioramento energetico degli edifici, visto che la maggior parte degli intervistati ha fatto ricorso a risorse proprie.

Il settore dei trasporti, assieme a quello del terziario, ha registrato l’aumento di efficienza più modesto. Questo settore, come noto, è strettamente dipendente da quello petrolifero: e quel minimo livello di miglioramento è dovuto in gran parte alla resa energetica della tecnologia veicolare, in costante perfezionamento. Ma la crisi economica ha determinato, inevitabilmente, un rallentamento del rinnovo del parco automobilistico. Tant’è che, raffrontando i dati con quelli riscontrati in Paesi dove l’andamento delle dinamiche economiche e finanziarie è su ben altri livelli, emerge come malgrado l’aumento della circolazione i livelli di efficienza energetica siano costantemente in via di miglioramento.

Il risparmio energetico conseguito nel 2011 rispetto agli obiettivi nazionali attesi al 2016 con il PAEE (Piano Annuale per l’Efficienza Energetica) del 2011, evidenziano una maggiore efficacia delle misure adottate per i settori del residenziale e dell’industria, mentre continuano a permanere le difficoltà per il terziario e per i e per i trasporti (vedi tabella 1).

Le misure che hanno evidenziato maggiore efficacia sono i Titoli di Efficienza Energetica (TEE) e gli standard minimi di prestazione energetica degli edifici (ex D.lgs. 192/05). Queste due misure da sole hanno permesso un risparmio energetico totale pari all’80%, di cui il 43% riguarda i TEE e il 37% gli standard minimi di prestazione energetica degli edifici – SMPE 192/05 (vedi tabella 2). Il meccanismo dei titoli di efficienza energetica, oltre a fornire il contributo maggiore in termini quantitativi di energia risparmiata, dimostra essere anche il più conveniente – beninteso, dal punto di vista dell’efficienza economica – per lo Stato.

 

Tabella 2

Priorità di interventi secondo l’Enea

Si tratta di risultati che hanno una significativa ricaduta per l’economia italiana – ha detto Giovanni Lelli, Commissario dell’Enea – e che costituiscono dei progressi effettivi in un processo di riconversione orientato alla «green economy». Il risparmio energetico conseguito va quindi letto nell’ottica di una transizione verso un sistema a minore emissione di carbonio, che conferma il reale contributo del nostro Paese al raggiungimento degli obiettivi comunitari. L’Italia deve ora massimizzare le opportunità connesse all’efficienza energetica, prima priorità della Strategia Energetica Nazionale, puntando a superare gli obiettivi europei al 2020 e realizzando una filiera industriale di prodotti e servizi per l’efficienza energetica competitiva su un mercato internazionale in via di espansione”.

Dalla lettura combinata dei dati del rapporto, l’Enea propone alcuni obiettivi primari suggerimenti:

? incrementare la riqualificazione energetica edilizia estendendo il meccanismo delle detrazioni fiscali;

? migliorare la qualità energetica degli edifici pubblici;

? introdurre i sistemi di trasporto intelligenti – i cosiddetti ITS (Intelligent Transport Systems) – che in Europa hanno consentito di ridurre di un quinto i tempi di percorrenza e del 12% i consumi energetici;

? sviluppare le smart grid;

? rendere più flessibile l’uso della rete elettrica accrescendo il ruolo del consumatore.

Un impegno immediato a garanzia del futuro

Ma c’è chi va anche oltre, e senza usare mezze misure nei toni: per Mariagrazia Midulla del Wwf “le tabelle dell’Enea dimostrano in modo lampante che dal 1990 il livello di efficienza energetica in Italia è diminuito in tutti i settori. Questo anche a causa di provvedimenti mai coerenti e molto contraddittori”, e riprendendo l’analisi del rapporto, ha ricordato che “tra pochi mesi l’incentivo del 55% per l’efficienza scadrà di nuovo e le defiscalizzazioni per le ristrutturazioni edilizie torneranno al 36%. Di nuovo dovremo invocare il Parlamento perché faccia una legge che finalmente stabilizzi gli incentivi sulle ristrutturazioni, con una chiara priorità all’efficienza energetica”.

La partita, in altre parole, si gioca nei prossimi mesi: se il Paese riuscirà a non disperdere i vantaggi accumulati, accelerando il miglioramento dell’efficienza energetica e valorizzando gli oltre 100mila posti di lavoro creati nel settore delle energie rinnovabili, si potrà evitare la dispersione del know-how, e salire sul treno della ripresa. Per avvicinarci all’agognato giorno in cui, parlando della crisi economica, potremo veramente dire che «il peggio è passato».

La partita si gioca nei prossimi mesi: e l’ipotesi di perderla, non deve nemmeno essere presa in considerazione.

 

Alessandro Ferri