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Calcestruzzo: il settore dimezzato!

Calcestruzzo

Dopo anni di crisi la produzione è a terra. Qualche debole ripresa potrà forse essere datata 2015-2016! La guerra alla sopravvivenza ora si combatte sul terreno della legalità e della correttezza degli operatori. Parola di Atecap

Crisi anno settimo. C’è stato tutto il tempo per mettere in ginocchio un settore di importanza cruciale nell’ambito dell’economia del nostro paese. È tempo di contromisure. Si chiamano legalità e correttezza degli operatori, due termini chiave per un comparto che, sulla bilancia dell’economia che pesa le scorte residue su cui poter contare, ha finito per dimezzare letteralmente il suo peso.

Lunghi anni di crisi, dunque, hanno pesantemente impoverito la produzione di calcestruzzo preconfezionato, «branchia» industriale del comparto delle costruzioni di primaria importanza destinata, per le sue caratteristiche, a scontare più di altri gli effetti della profonda tendenza recessiva in atto calcolata in un .-56,26% la contrazione dal 2007 al 2013, -18,5% il calo del primo trimestre 2014 sul trimestre precedente, -9% la previsione per il 2014 che rinvia al biennio successivo 2015-2016 per la tanto auspicata ripresa del settore, a tassi stimati tra il 4% ed il 6% annuo.

Ad aggravare una situazione già preoccupante «collabora» un fattore che l’Atecap, (Associazione Tecnico Economica del Calcestruzzo Preconfezionato) che da oltre venti anni riunisce i produttori italiani di calcestruzzo preconfezionato corretti e qualificati ha più volte denunciato. Si tratta della presenza di operatori che, infrangendo le norme, alterano il normale svolgimento di un equilibrato e corretto confronto concorrenziale.

Per fare chiarezza presso la Sala del Parlamentino del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, si sono tenuti i lavori della sessione Pubblica dell’Assemblea Ordinaria dei Soci dell’Atecap, nel corso della quale Silvio Sarno, Presidente dell’Associazione, ha presentato i dati più significati emersi dal Rapporto Atecap 2014 sul settore del calcestruzzo preconfezionato.

La crisi del settimo anno

Dal 2007 al 2013 la produzione è passata da 72,5 milioni di metri cubi a 31,7 milioni. Una contrazione che non trova uguali in altre attività economiche industriali.

Atecap

Nessuna positiva notizia nemmeno dal primo trimestre del 2014, che si chiude ancora in negativo, -18,5% sul trimestre precedente e -15,3% rispetto allo stesso trimestre del 2013. C’è poco terreno su cui poter basare un po’ di ottimismo: l’assenza di reali segnali di interruzione della tendenza recessiva fa stimare una ulteriore flessione del 9% circa della produzione di calcestruzzo preconfezionato, rinviando al biennio successivo 2015-2016 la tanto auspicata ripresa del settore, a tassi che dovrebbero oscillare tra il 4% ed il 6% annuo.

Se il trend previsto per il 2014 verrà confermato, si perderanno infatti altri 2,8 milioni di metri cubi di produzione che in termini di fatturato corrispondono a 330 milioni di euro. Sarebbero quindi a rischio chiusura altre 80 imprese del settore con una perdita occupazionale di 1.250 addetti ed un calo nel flusso annuo di investimenti di 11,5 milioni di euro.

Non si ravvedono spazi per un ritorno ai livelli di attività passati e, considerate le caratteristiche dell’industria del calcestruzzo «pronto all’uso» – per le quali il prodotto non può essere stoccato, non è esportabile poiché destinato alla messa in opera entro un raggio di qualche decina di chilometri dall’impianto di betonaggio – ne consegue una struttura del settore con un fortissimo eccesso di capacità produttiva e dunque l’urgenza non più rinviabile di affrontare e gestire un «problema di selezione» del mercato a favore degli operatori corretti e qualificati.

Gli esperti consigliano: controlli!

AtecapL’Italia è il Paese dei non controlli, basterebbe far rispettare le norme già in vigore per far rimanere sul mercato le imprese realmente qualificate e meritevoli, indipendentemente dalla loro dimensione aziendale. Non chiediamo risorse aggiuntive o nuove leggi, chiediamo normalità: che siano applicate le leggi che già ci sono”, ha affermato Silvio Sarno, Presidente dell’Atecap.

Per analizzare le possibili soluzioni di intervento hanno partecipato al dibattito Vincenzo Bonifati, Delegato ANCE per la Legalità, Cono Federico, Delegato Atecap per la Legalità, Bruno Frattasi, Direttore Ufficio Affari Legislativi e Relazioni Parlamentari Ministero Interno, Rodolfo Girardi, Presidente Federcostruzioni, Massimiliano Manfredi, Commissione d’inchiesta mafie e associazioni criminali, Massimo Sessa, Presidente Reggente Consiglio Superiore Lavori Pubblici e Umberto Del Basso De Caro, Sottosegretario di Stato alle Infrastrutture e ai Trasporti che ha voluto sottolineare: “la normativa italiana in materia è abbondante e spesso farraginosa. Il sistema dei controlli previsto dalle leggi in vigore deve essere sicuramente messo in atto, altrimenti accanto al precetto non vi è certezza della sanzione proprio per la mancanza di adeguati controlli. È dunque un problema di legalità che il Governo è disponibile ad affrontare”.

Roberta Di Giuli