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Efficienza energetica e comfort abitativo, opportunità di sviluppo per il sistema Italia

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Patrimonio edilizio italiano: in alto ripartizione destinazione d’uso; in basso ripartizione tipologica

di Sergio Fabio Brivio • Per perseguire l’obiettivo europeo delle «emissioni quasi zero» degli edifici, nasce l’esigenza di sfruttare il potenziale di riduzione dei consumi e di cogliere le occasioni di crescita economica offerte dal settore per il nostro Paese, sulla base di scelte politiche consapevoli

 

La recente riformulazione della direttiva europea 91/2002 sull’efficienza energetica degli edifici, rilasciata con la D.E. 31/2010, introduce alcuni importanti aspetti riguardanti la futura evoluzione del mercato dell’edilizia residenziale, privata e pubblica, ma anche terziaria e commerciale. Nel novembre 2011, il Parlamento italiano ha licenziato il decreto che incarica appunto il Ministero competente per il recepimento, in modo che si possa, in corso del 2012, vederne l’entrata in vigore.

Per FinCo (Federazione Nazionale di settore di Confindustria che rappresenta le industrie dei prodotti-impianti-servizi ed opere specializzate per le costruzioni), però, questa novità normativa rappresenta anche una grande opportunità di sviluppo del settore industriale delle costruzioni e dei servizi ad esse collegati.

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Obiettivo «emissioni quasi zero» e riqualificazione

Quali sono gli aspetti interessanti per la nostra filiera? Tra le novità maggiormente innovative e controverse, si ha l’introduzione della definizione di «near zero energy buildings»: edifici ad energia «quasi zero».

Secondo la direttiva, entro il 2018 per gli edifici pubblici ed il 2020 per quelli privati, il fabbisogno annuo di energia per mq delle nuove costruzioni, deve quasi azzerarsi. Si tratta di una svolta epocale, con innumerevoli riflessi sul sistema delle costruzioni, sulla tecnologia e sulla tecnica oltre che sulla progettazione architettonica ed ingegneristica.

Questa definizione è anche stata, in un primo momento, oggetto di contestazione proprio a causa della sua vacuità. Infatti, essendo lo «zero» un’entità matematica per sua definizione ben precisa, il tema del «quasi zero» anziché portare chiarezza ha generato confusione tra gli addetti ai lavori.

Un chiarimento recente da parte del MiSe (Ministero dello Sviluppo Economico), ha definito ragionevole considerare i 30 kWh/m2 anno la soglia del «quasi zero». L’equivalente di un consumo di tre litri di gasolio o di una classe A di CasaClima.

Un altro aspetto interessante, è che la direttiva impegna gli Stati Membri ad un intervento di recupero e riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico esistente, per una misura almeno del 3% per anno. Soglia che forse, alla luce del grave momento di crisi e congiuntura economica negativa, verrà ridotta in sede di recepimento ad un ben più realistico 1%. Si tratta di considerare di difficile attuazione anche un obiettivo così ridotto. Si pensi ad esempio che Federcasa, la federazione degli istituti di Residenza Sociale, ha calcolato che per ottemperare a tale obbligo, bisognerebbe investire in riqualificazione almeno il triplo rispetto a quanto possibile oggi.

L’Italia tra realtà e prospettive

Va però anche detto che innegabilmente la direttiva obbliga tutto il settore dell’edilizia, dal promotore al consumatore, ad un positivo cambio di prospettiva.

Il patrimonio edilizio residenziale italiano si presenta, infatti, con caratteristiche e peculiarità che difficilmente trovano similarità in Europa, per diffusione e connotazione.

Su un totale di circa 30 milioni di unità abitative, di cui 23 milioni effettivamente occupate, la distribuzione per tipologia è tale da presentare i 2/3 del patrimonio ben raggruppati in tipologie costruttive mono-bi e tri-famigliari. I condomìni con più di 30 abitazioni sono appena il 10%. Anche l’età media del parco edilizio è elevata: il 65% delle abitazioni è stato ultimato oltre quarant’anni fa. Forse anche per questa ragione, nonostante il clima favorevole, il fabbisogno energetico totale vale circa 19 Mtep. Se consideriamo anche il patrimonio terziario, con una superficie di 900.000 m2 e fabbisogno di 12 Mtep, il totale degli edifici costruiti «brucia» circa 30 Mtep ovvero il 29% di tutta l’energia primaria prodotta in Italia.

Sicuramente il settore presenta un enorme potenziale di riduzione dei consumi ed una opportunità di sviluppo e crescita economica per il nostro sistema Paese.

Occorrono però scelte politiche illuminate e chiare. Con un patrimonio edilizio diffuso sul territorio, e con una proprietà immobiliare dispersa, occorre incentivare gli interventi di riqualificazione «dal basso», poiché in alternativa senza una consapevolezza cosciente da parte dell’utenza privata, è poco credibile un movimento «green» di attività di riqualificazione spontanea. In questo senso ha ben operato ed agevolato ad una maggiore comprensione da parte dell’opinione pubblica il dispositivo delle misure di «detrazione fiscale» in essere dal 2007. Il cosiddetto 55%. Se pur con varie rimodulazioni nel tempo, questa misura ha permesso, in 4 anni, la realizzazione di oltre 1 milione di interventi (singoli o combinati) su piccole unità immobiliari, con un investimento al lordo delle detrazioni di oltre 18 miliardi di euro: 0,3% di crescita media del PIL per anno.

Va sottolineato che la misura in essere, ed in scadenza al 31 dicembre 2011, poi prorogata, riguarda solo gli interventi «privati» sulla parte invernale dei fabbisogni, mentre esclude sia i soggetti «incapienti fiscalmente» quali gli enti pubblici e la Pubblica Amministrazione, che gli immobili del settore terziario che non sono bene strumentale. In altre parole, il mercato sarebbe ancora più ampio e il potenziale di crescita aggiuntiva ulteriormente promettente.

 

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Fonte: elaborazione Cresme su dati ENEA, prezziari ufficiali settore edilizia, databank. (1) agli interventi combinati è stato applicato il coefficiente di 14,1 occupati per milione di euro di valore della produzione in in-terventi di riqualificazione risultante da numerose indagini e monitoraggi di cantieri e dal rapporto tra occupati in edilizia e valore della produzione del settore edile. Rif.: Analisi sull’impatto socio-economico delle detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente. [Cresme – Ministero dello Sviluppo, Luglio 2010]

Le ricadute occupazionali degli incentivi e il risparmio energetico

Sul fronte occupazionale, si registrano a tutto il 2010 (i dati 2011 non sono ancora disponibili) circa 53mila occupati in più proprio grazie agli incentivi, e di questi con 11mila addetti il settore dell’infisso è quello che ne ha beneficiato maggiormente. Questi dati non devono sorprendere, la filiera delle costruzioni è tra quelle poche che si ritrova ad utilizzare un elevato rapporto di «lavoro vivo» rispetto al «capitale impiegato» poiché si tratta di lavorazioni che richiedono il «su misura» ed una installazione a regola d’arte. Anche volendolo, risulterebbe difficile delocalizzare la produzione altrove.

Il potenziale di risparmio energetico dal settore edilizio, e conseguente incremento di PIL nazionale, è stato oggetto di uno studio da parte di Enea che ha calcolato in 8-16.000 GWh di risparmio annuo, con un intervento su almeno il 5% per anno del parco esistente. L’equivalente di 1 o 2 centrali termonucleari di 3a generazione.

Soprattutto ora, alla luce del responso del referendum popolare sul nucleare, verrebbe naturale attendersi una forte spinta, anche con sistemi di premialità fiscale, verso l’efficientamento energetico del patrimonio edilizio nazionale. Infatti, il Piano Energetico Nazionale predisposto dal MiSe vedeva per il futuro un buon 25% di energia da fonti nucleari, che ora non sarà possibile realizzare.

Per tale ragione bisognerebbe ampliare lo schema degli incentivi anche alla fase estiva, poiché in Italia il picco energetico della domanda si verifica ormai in estate dal 2003. Il raffrescamento artificiale estivo è la principale voce di fabbisogno del settore terziario, ma anche nel residenziale sta crescendo la domanda di condizionatori. Non è spiegabile perché, ad esempio, in un Paese così assolato come il nostro, la schermatura dell’involucro edilizio nelle sue più svariate accezioni, risulti tuttora esclusa da ogni riconoscimento fiscale o incentivo. Lo stesso vale per gli interventi sui tetti e le facciate a verde.

Occorre quindi lavorare per far sì che il nuovo referente politico possa comprendere il valore del potenziale inespresso dalla filiera, cosicché possano essere messi in atto tutti gli strumenti di stabilizzazione delle misure, al fine di permettere agli imprenditori di continuare ad investire in ricerca, e creare i presupposti per quella supremazia tecnologica, tipica dei distretti industriali. Giova l’esempio della Germania che con oculate politiche di sostegno al settore del solare termico ha generato una supremazia tecnologica e di mercato schiacciante, ancor più sorprendente per un Paese che di sole ne vede ben poco durante l’anno.

Invero, la continua incertezza delle misure di sostegno a cui partecipiamo ogni anno è un chiaro esempio di quello di cui non si avrebbe bisogno, Soprattutto in questo momento difficile per la nostra economia, per il Paese e per la filiera di cui siamo rappresentanti.

 

Sergio Fabio Brivio
Consigliere incaricato per la Sostenibilità-Energia?Confindustria-FinCo