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L’edilizia sostenibile: benefici ambientali, valore aggiunto e ricadute occupazionali

Rugiero progetto Energy House
Il progetto Energy House ha portato alla realizzazione di un edificio che si classifica come edificio CasaClima Oro

di Serena Rugiero • La riqualificazione del settore in chiave ambientale, strategica e necessaria in vista di importanti obiettivi di contenimento energetico, apre scenari incoraggianti, con effetti positivi in ambito economico e professionale. Indispensabile una normativa di sostegno adeguata


Il settore residenziale, oggi, ha acquisito una rilevanza centrale all’interno delle problematiche energetiche. Considerando che la domanda di energia proviene essenzialmente dai tre comparti industria, trasporti e abitazioni, quello dell’edilizia si configura come uno dei settori maggiormente «energivori», rappresentando nel nostro Paese circa un terzo dei consumi di energia finale (grafico 1).

 

Rugiero grafico non modificato

 

Nel residenziale l’efficienza energetica assume pertanto un ruolo fondamentale (PAEE – Piano di Azione per l’Efficienza Energetica: certificazione energetica edifici, isolamento, riscaldamento e raffreddamento). Del resto, solo attuando una forte azione di riduzione dei consumi in questo campo, è possibile raggiungere gli obiettivi di politica ambientale imposti al nostro Paese dal «Pacchetto clima-energia» dell’Unione Europea, il cosiddetto «20-20-20». La promozione dell’efficienza, oltre a contribuire al contenimento della bolletta energetica, alla riduzione delle immissioni dei gas serra ed alla lotta al cambiamento climatico, concorre a far centrare l’obiettivo per l’Italia del 17% di energia prodotta da rinnovabili sul totale dei consumi di energia primaria.

Gli interventi prioritari

Al fine di migliorare il rendimento della produzione e della distribuzione di energia appare, quindi, di fondamentale importanza intervenire non solo sui processi industriali e sui trasporti – a lungo ritenuti i maggiori responsabili di inquinamento e degrado – ma anche sull’edilizia, per via del suo forte impatto sui consumi energetici nazionali.

Basti pensare che una casa italiana presenta una media dei consumi tra i più alti d’Europa, attestandosi sui 150 kilowattora per metro quadrato l’anno (con punte di oltre i 200!), mentre in Germania, per legge, le abitazioni non ne possono consumare più di 70 e, nel caso delle cosiddette «case passive», il consumo non deve superare i 15 kilowattora per metro quadrato.

Tuttavia, con le attuali tecnologie e con le dovute accortezze costruttive, la media dei consumi potrebbe essere ridotta addirittura del 50%. Si tratta, perciò, di introdurre elementi di innovazione, rispetto alle comuni prescrizioni della progettazione architettonica, e di modernizzazione del processo costruttivo sia nella edificazione di nuovi fabbricati ad uso residenziale – con la costruzione di alloggi che siano in grado di incorporare una maggiore efficienza energetica e l’utilizzo combinato delle fonti rinnovabili – sia nell’attività di restauro, conservazione, ristrutturazione e ammodernamento di edifici costruiti precedentemente, in modo da ridurre la domanda di energia fossile, incrementare il rendimento degli impianti di consumo energetico e razionalizzare le modalità di uso finale dell’energia utile disponibile (Oecd, «Joint workshop on Sustainable Buildings: Towards Sustainable Use of Building Stock», Paris, 2004).

Effetti delle misure di contenimento

È importante notare che questi interventi non sortiscono benefici solo di carattere ambientale, ma anche di tipo sociale ed economico. Oltre all’effetto di garantire agli utenti prestazioni energetiche più virtuose delle loro abitazioni e, quindi, una riduzione dei consumi e un abbassamento delle emissioni di CO2, essi determinano, al contempo, un maggiore comfort abitativo che genera una maggiore soddisfazione delle utenze, anche a fronte di costi di esercizio più bassi. Inoltre, dato il forte potere attivante che la domanda di fabbricati ha sugli altri settori e branche dell’economia nazionale, questo tipo di provvedimenti comporta vantaggi non solo nel campo delle costruzioni, ma di carattere sistemico. È infatti considerevole il ruolo degli impulsi derivanti dall’edilizia sulla determinazione del livello di attività del sistema economico complessivamente inteso, per l’effetto che la domanda finale di fabbricati, soprattutto se ad uso residenziale, ha in termini di produzione, di richiesta di materie prime, di beni intermedi e componenti, macchinari e servizi coinvolgendo i più svariati settori produttivi.

In questa prospettiva, secondo recenti studi (Enea, Confindustria 2010), rispetto agli effetti potenziali delle misure di efficienza energetica l’edilizia è, subito dopo quello dei trasporti, il settore nel quale un’accelerazione della innovazione tecnologica può portare ai maggiori risultati di aumento della produzione industriale e dell’occupazione.

 

Rugiero tab 1 non modificata

La ricerca condotta dall’Ires «Lotta ai cambiamenti climatici ed efficienza energetica: gli investimenti, le ricadute occupazionali e le nuove professionalità» (S. Rugiero, S. Notargiovanni, 2011), ha messo a confronto gli effetti attesi in Italia, nel decennio 2010-2020, dalle misure per l’efficienza energetica nei settori produttivi della «Edilizia» attraverso una proiezione costruita calibrando le risposte all’impulso di un modello VAR («metodologia multivettoriale autoregressiva») stimato sui dati degli investimenti settoriali e del valore aggiunto (espressi in termini reali – base 2000), dell’occupazione (misurata in unità lavorative), del consumo di energia e dell’emissione di CO2 (S. Rugiero, G. Travaglini, 2011).

Nella proiezione più ottimista, si ipotizza per il decennio 2010-2020 un investimento complessivo di 51 miliardi di euro (reali 2000), pari a 5,1 miliardi annui. Di questi 51 miliardi di euro, 24 sono nell’Edilizia e 27 nelle Macchine e Apparecchiature (motori inverter, pompe di calore, caldaie e condizionamento, elettrodomestici, cogenerazione, UPS, rifasamento). Per le proiezioni sono stati considerati quattro casi: due di questi sono basati su ipotesi «accelerate», denominate BAT H e BAT L. Con queste ipotesi si esplorano gli effetti economici e ambientali di avanzamenti tecnologici finalizzati a conseguire gli obiettivi di riduzione di consumo e delle emissioni definite in sede UE; l’ipotesi BAT H è quella più ottimistica con il più elevato tasso di investimento; gli altri due scenari si basano su due ipotesi di «riferimento», denominate BAU H e BAU L, in cui si ipotizza un sostanziale protrarsi delle tendenze in corso in ambito normativo ed economico. La proiezione BAU L considera una evoluzione particolarmente contenuta degli investimenti, mantenendo un trend in linea con quello registrato nell’ultimo quinquennio.

 

Rugiero tab 2 non modificata

Dall’analisi dei dati emerge che nell’edilizia, nello scenario BAT H, a fronte di un investimento cumulato sul decennio di 27 miliardi di euro (reali), si registrerebbe al 2020 un incremento del valore aggiunto reale pari a 43 miliardi cumulati rispetto al 2010, mentre il numero degli occupati crescerebbe di 311mila unità. Si avrebbe, inoltre, una riduzione del consumo di energia di 14 Mtep e di CO2 pari a 35 Mt.

 

La tabella 2 sintetizza gli effetti complessivi dei cambiamenti sul sistema edilizio confrontando lo scenario più ottimista di intervento BAT H e quello tendenziale BAU L.

Modernizzazione del settore e nuove figure professionali

La trasformazione in chiave sostenibile dell’edilizia, attraverso le misure di efficientamento energetico, oltre a consentire l’abbattimento dei consumi di energia, crea, quindi, anche nuova occupazione e la domanda di nuove professionalità, sia in una fase di cantiere sia a regime.

La riqualificazione della filiera edile, attraverso l’adozione di nuovi sistemi, tecniche e materiali e di nuovi modelli produttivi, ha, infatti, profonde implicazioni sulle attività lavorative, in termini di richiesta di nuove competenze, conoscenze e abilità, fino al delinearsi di nuovi profili professionali (i quali, tra l’altro, richiedono un costante aggiornamento). In particolare, sotto la spinta delle nuove tecniche di fabbricazione e al diverso contenuto progettuale e tecnologico, il cantiere tende a diventare un luogo di montaggio dove si assemblano componenti prefabbricate prodotte in stabilimento; l’occupazione si colloca, perciò, al di fuori del cantiere in siti produttivi specifici e nei luoghi della progettazione, con conseguenze importanti in termini di richiesta di specializzazione, qualificazione e anche di ridefinizione dei contenuti  contrattuali (S. Rugiero, «Nuovi modelli di abitare e di produrre», Rapporto di Ricerca Ires, 2011).

In questo contesto, pertanto, svolge un ruolo fondamentale la formazione a sostegno delle figure professionali coinvolte nei processi di modernizzazione del sistema delle costruzioni. La formazione deve misurarsi con la capacità di rispondere a fabbisogni non solo espressi ma anche potenziali in cui centrale è il nodo della anticipazione nella definizione e costruzione delle competenze professionali.

Il supporto di una politica mirata: le detrazioni

Per poter beneficiare delle opportunità offerte dalla trasformazione in chiave sostenibile dell’edilizia che, come si è detto, costituisce un campo privilegiato per coniugare tutela dell’ambiente, sviluppo economico ed occupazionale con effetti per l’intera economia, è necessario perciò un complesso insieme di interventi normativi, incentivanti, tecnologici e formativi.

D’altro canto, nonostante la continua crescita di interesse in favore dell’architettura a basso impatto ambientale, diverse barriere si frappongono alla affermazione su larga scala dello sviluppo della bioedilizia, come, ad esempio: i costi di costruzione e ristrutturazione ancora alti, una limitata cultura dell’efficienza energetica e la mancanza di una informazione diffusa in materia sia tra il pubblico che tra gli addetti ai lavori.

Non a caso, un significativo impulso allo sviluppo delle attività di ristrutturazione edilizie che comportano azioni di efficienza energetica, nonché del settore nel suo complesso, è stato dato finora dalla «Detrazione del 55%», introdotta nel 2007 in Italia, vale a dire dalla detrazione fiscale dall’imposta lorda del 55% per gli interventi di riqualificazione edilizia.

La costruzione di una nuova politica di sostegno alla crescita del sistema dell’edilizia imporrebbe, pertanto, un potenziamento di questa norma, visti gli esiti positivi sortiti fin da subito da tale intervento.

La valutazione dei costi e dei benefici degli interventi di detrazione del 55% nei quattro anni di operatività mostra, infatti, oltre ai vantaggi ambientali, il raggiungimento di effetti positivi a livello produttivo ed occupazionale, in termini di stimolo all’innovazione e di incentivo all’emersione del lavoro «nero».

Se, quindi, l’edilizia è divenuta un settore paradigmatico della transizione in direzione di una maggiore eco-compatibilità dei nostri modelli di produrre, di costruire e di abitare, per cogliere i benefici ambientali, economici e sociali che ne derivano è necessario sostenere appieno la sfida della sostenibilità.

 

Serena Rugiero
Coordinatrice Osservatorio «Energia e Innovazione»,
Ires Nazionale (Istituto Ricerche Economiche e Sociali)