La Marina Militare italiana è la prima in Europa a sperimentare operativamente il green diesel, in anticipo anche rispetto alla scadenza europea che prevede l’uso del 10% di frazione «bio» entro il 2020
•• Di fronte all’esigenza di trovare soluzioni alternative al petrolio, e nella prospettiva di agevolare il rilancio dell’economia nazionale, la Marina Militare Italiana ha siglato un accordo con la US Navy per raggiungere la completa interoperabilità dei biocarburanti prodotti presso la biorefinery Eni di Venezia-Porto Marghera.
L’accordo sulla cooperazione nel campo dei biocarburanti, è stato firmato lo scorso 1° aprile da parte del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare italiana Ammiraglio di squadra Giuseppe De Giorgi e del Segretario della Marina statunitense Ray Mabus.

L’obiettivo dell’accordo è l’interoperabilità dei carburanti di nuova generazione per le navi e per gli aeromobili: le due marine hanno sperimentato con successo, già nei mesi scorsi, miscele al 50% bioderivate e i risultati sono di grande auspicio anche per le altre marine dell’Alleanza Atlantica, aprendo la strada verso la riduzione della dipendenza dal petrolio.
La biorefinery di Porto Marghera produrrà ben 300.000 tonnellate di biodiesel ogni anno usando olio di palma e, in seguito, anche oli di mais, di riso e grassi animali per una frazione minima del 50%. Si tratta di più di ottocento tonnellate di carburante «bio» ogni giorno, prodotti in conformità agli standard europei e alle severe specifiche di sicurezza NATO, che ne rendono possibile l’esportazione verso le marine alleate. In tal modo si compiranno importanti passi in avanti nel campo della sicurezza energetica: una minore dipendenza dal petrolio permetterà di diversificare le fonti di approvvigionamento e di realizzare un vero sviluppo ecosostenibile.
Sostenibilità ambientale
Si tratta del primo caso al mondo di raffineria petrolifera convertita per produrre biocarburanti da oli vegetali, anche di seconda e terza generazione, a fronte di un investimento di soli 100 milioni di euro.

Ma la Flotta «verde» non sarà solo frutto dell’adozione di biocarburanti. Questa soluzione, immediatamente applicabile sulle unità navali italiane senza la necessità di apportare modifiche agli impianti di piattaforma, sarà affiancata dall’adozione di soluzioni tecniche innovative nell’ambito delle unità della Marina ancora in fase progettuale, come sistemi di trattamento delle acque reflue e dei fumi, oltre all’impiego di fluidi diversi dall’idrogeno nelle celle dei sistemi elettrici. In tal modo, le navi della Marina Militare saranno presto eco-efficienti a tutto tondo, dopo che la Forza Armata si è già piazzata prima in Europa nella sperimentazione operativa del green-diesel F76, prevedendo di impiegare nel 2016 un’intera formazione navale «verde», con il 50% di energia proveniente da fonti alternative dal petrolio, e di abbattere del 40% le emissioni inquinanti di anidride carbonica della Squadra Navale entro il 2020.










































