Con una strategia ad hoc si può ottenere una riduzione dei rifiuti fino al 10% del totale, con ricadute interessanti in ambito economico ed ambientale
Che il rifiuto possa diventare una risorsa è ormai informazione nota. A quantificare i margini di questo passaggio le stime a livello europeo che valutano come tra il 5 e il 10% di ciò che finisce nella spazzatura potrebbe essere recuperato, preparato e riutilizzato. Un progressivo sviluppo del riutilizzo in sinergia con la gestione dei rifiuti può quindi contribuire concretamente alla riduzione della quantità di rifiuti e dei costi economici e ambientali legati alla loro gestione.
In quest’ottica, e con questo obiettivo, ha preso forma un progetto sperimentale sul riutilizzo dei beni e la prevenzione della produzione dei rifiuti che ha trovato occasione di confronto a Milano nel corso della prima riunione operativa tra le imprese associate a Federambiente (che riunisce oltre 200 imprese d’igiene pubblica ambientale che gestiscono il ciclo integrato dei rifiuti urbani per oltre 37 milioni di cittadini) e quelle affiliate alla Rete ONU, ossia la rete nazionale degli operatori dell’usato con oltre 80.000 addetti e un volume d’affari nell’ordine di alcuni miliardi di euro l’anno.
Dall’incontro, al quale ha partecipato anche l’assessore al «Benessere, qualità della vita, sport e tempo libero» del Comune di Milano, Chiara Bisconti, è emerso l’impegno a verificare le modalità più efficaci per promuovere e far emergere il sommerso che caratterizza alcuni segmenti del settore dell’usato affinché esso possa esprimere completamente le sue potenzialità e le metta a servizio di una gestione effettivamente sostenibile dei rifiuti.
Partecipano alla sperimentazione i territori di Torino, Verona, Vicenza, Milano, Brescia, Pisa, Terni, Napoli e della provincia di Treviso, al centro della quale sarà in particolare la «preparazione per il riutilizzo», prevista dalla direttiva europea sui rifiuti del 2008. Manca però ancora una normativa specifica che sblocchi il settore. “È necessario – afferma Sonia Cantoni, vicepresidente di Federambiente e presidente di Amsa Milano – che i ministeri competenti (Ambiente e Sviluppo economico) adottino al più presto misure per promuovere il riutilizzo dei prodotti, la preparazione dei rifiuti per il riutilizzo e la costituzione di centri e reti accreditati, introducano la figura giuridica dell’operatore dell’usato e definiscano obblighi fiscali e regole di garanzia sia per gli operatori economici del settore sia per i consumatori. Ci si attende indirizzi chiari anche per quanto riguarda la possibilità di conteggiare nella differenziata i materiali oggetto di preparazione al riutilizzo“.
“Siamo convinti che dai piccoli gesti e dalle buone pratiche di cittadine e cittadini possa nascere il cambiamento capace di trasformare Milano in una città più vivibile, sostenibile e attenta alle esigenze di tutti – commenta l’assessore Bisconti -. In quest’ottica la battaglia per un sostegno normativo finalizzata alla preparazione al riutilizzo dei beni e l’impegno del Comune per il recupero degli spazi e delle strutture, pubbliche e private, inutilizzate o sotto-utilizzate sono percorsi paralleli che si rinforzano a vicenda nell’interesse comune”.
La sperimentazione, della durata di un anno, ha in calendario una serie di appuntamenti pubblici per fare il punto sugli sviluppi dei progetti territoriali. L’iniziativa sarà presentata ufficialmente a Rimini l’8 novembre nell’ambito di Ecomondo alle ore 16.30 presso lo stand di Federambiente (pad. B3 n. 62).









































