Un evento tenutosi alla Camera dei Deputati dedicato all’innovazione e al rilancio industriale, ha evidenziato le potenzialità del «Clean Industrial Deal» per incrementare la capacità manifatturiera ad alto valore aggiunto nel Paese. La maggiore competitività dell’Italia passa attraverso l’unione di politica industriale e tecnologie innovative e la creazione di nuove filiere produttive; il tutto nel quadro della transizione energetica
La transizione energetica, oltre a perseguire il miglioramento ambientale, va vista e cavalcata come un’occasione per sviluppare nuovi operatori industriali italiani che abbiano ambizioni globali; tali soggetti potranno lavorare positivamente solo:
- in presenza di una domanda pubblica e privata in grado di accelerare l’adozione di tali politiche;
- se sostenuti da infrastrutture e strumenti finanziari atti allo scopo;
- se sarà soddisfatta la domanda di nuove competenze, di poli per l’innovazione e di condizioni di contesto che tengano insieme ricerca, impresa e capitale.
L’evento è stato quindi organizzato dal deputato di Fratelli d’Italia on. Massimo Milani (Segretario dell’VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera) per sensibilizzare opinione pubblica e addetti ai lavori sul fatto che l’Italia:
- non deve farsi sfuggire l’occasione rappresentata dalla nuova industrializzazione fondata sul cleantech e
- deve trasformarla in crescita, competitività e leadership tecnologica.
A tale riguardo l’on. Milani si è così espresso: “Ho voluto animare il dibattito organizzando con Roma Startup e Cleantech for Italy il convegno «Clean Industrial Deal: opportunità strategica per la nuova competitività dell’industria italiana», che si è svolto alla Camera dei Deputati, perché ritengo che tra i vari fronti su cui si sta muovendo l’industria dell’innovazione, il Clean Industrial Deal può rappresentare una grande opportunità per il rilancio della nostra reindustrializzazione”.

“L’evento che ho promosso – ha continuato Milani – nasce per mettere in luce il potenziale della transizione pulita come motore di trasformazione e crescita dell’economia italiana, come di fondo è per ogni transizione in cui i primi a cavalcarla diventano nuovi leader, e gli ultimi gli sconfitti: attraverso una strategia industriale che unisca tecnologie innovative, nuova impresa, finanza e politica industriale per rafforzare la competitività nazionale, è possibile creare nuove filiere produttive e riportare capacità manifatturiera ad alto valore aggiunto nel Paese ad un costo enormemente inferiore di quanto speso per puntellare una passiva ed inesorabile perdita di competitività. La sfida è italiana, in un contesto europeo in cui si affronta il problema del riportare produzione ed industria all’interno dell’Unione e dove tutte le forze politiche stanno lavorando in direzione di un Made in Europe. Mi preme, tuttavia, aggiungere che il tempo che ci dobbiamo prendere per la doppia transizione digitale e green, lo dobbiamo spendere per rendere questa transizione una vera possibilità di rilancio delle nostre produzioni interne con un approccio pragmatico che si doti degli strumenti necessari perché questo avvenga, ma senza credere di disporre di un tempo infinito. Serve uno spartito e una direzione d’orchestra, per un’opera sinfonica. Serve, in sostanza, una strategia nazionale che inserisca la cultura dell’innovazione nell’equazione, superando gli approcci difensivi, e favorisca un circolo virtuoso attraverso collegamenti tra formazione, nuova impresa, industria tradizionale e mondo finanziario. Per l’Italia il Clean Industrial Deal può realisticamente rappresentare un’occasione importante per cogliere la finestra storica della nuova industrializzazione fondata sul «cleantech» e trasformarla in nuova crescita e competitività, nuovi posti di lavoro qualificati, rientro dei cervelli, e perfino rilancio demografico”.
Vediamo ora più da vicino, con il determinante aiuto di https://www.policymakermag.it/ di Michele Guerriero – fonte delle informazioni che seguono – cos’è il Clean Industrial Deal, il patto da 100 miliardi di Euro (con un’ulteriore garanzia di 1 miliardo di euro nell’ambito dell’attuale bilancio comune), per sostenere la competitività della produzione industriale pulita nell’Ue.
Bruxelles vuole
- trasformare la decarbonizzazione in un’occasione di sviluppo per le industrie europee grazie a un quadro normativo stabile e prevedibile per tutti i soggetti coinvolti;
- rafforzare l’impegno dell’Europa per la decarbonizzazione entro il 2050.
A tale riguardo, nel presentare questo nuovo strumento, la Presidente Ursula von der Leyen dichiarò che “L’Europa non è solo un continente di innovazione industriale, ma anche un continente di produzione industriale. Tuttavia – spiega – la domanda di prodotti sostenibili è rallentata e alcuni investimenti si sono spostati in altre regioni. Sappiamo che ci sono ancora troppi ostacoli per le nostre aziende, dai costi energetici elevati al peso eccessivo della burocrazia. Il Clean Industrial Deal mira a rimuovere queste barriere e a rafforzare la competitività dell’industria europea”.
Il Clean Industrial Deal
- tocca prevalentemente industrie ad alta intensità energetica, che da una parte debbono sostenere costi energetici elevati, affrontare quotidianamente una concorrenza globale sleale e dall’altra sono costrette oggi a rispettare regolamenti complessi che ne minano la competitività e domani dovranno decarbonizzarsi ed elettrificarsi;
- obbliga all’introduzione di Tecnologie pulite (Clean Tech), indispensabili sia per la competitività e la futura crescita dell’Europa, e sia per la trasformazione industriale. Essenziale in quest’ambito la circolarità attraverso la quale si dovranno massimizzare le limitate risorse dell’Ue e ridurre la dipendenza da fornitori esteri di materie prime critiche;
- prevede misure per rafforzare l’intera catena del valore industriale e stabilisce un quadro per interventi mirati nei settori strategici.
Il Clean Industrial Deal prevede
- Riduzione dei costi energetici attraverso l’adozione di un piano d’azione per l’energia accessibile, volto a ridurre le bollette per industrie, imprese e famiglie. Il piano prevede:
- accelerazione della transizione energetica;
- maggiore elettrificazione del sistema produttivo;
- completamento del mercato interno dell’energia con nuove interconnessioni fisiche;
- uso più efficiente dell’energia per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati.
- Aumento della domanda di prodotti sostenibili: il regolamento per l’accelerazione della decarbonizzazione industriale introdurrà criteri di sostenibilità, resilienza e produzione europea negli appalti pubblici e private con preferenze, a seguito delle modifiche alla normativa sugli appalti pubblici che verranno apportate nel 2026, per i prodotti sostenibili e made in Europe nei settori strategici.
- Finanziamento: nel breve periodo il «Clean Industrial Deal» mobiliterà oltre 100 miliardi che saranno destinati a:
- un nuovo quadro specifico sugli aiuti di Stato in modo da semplificare e accelerare l’approvazione degli aiuti pubblici per le energie rinnovabili, la decarbonizzazione industriale e la capacità produttiva delle tecnologie pulite;
- rafforzare il Fondo per l’innovazione e sostenere la creazione di una banca per la decarbonizzazione industriale, con un obiettivo di finanziamento di 100 miliardi di euro, attingendo a fondi disponibili e ricavi del sistema ETS;
- modificare il regolamento InvestEU per aumentare la capacità di assunzione del rischio e mobilitare fino a 50 miliardi di euro in investimenti privati e pubblici;
- nuovi strumenti di finanziamento da parte del Gruppo Banca Europea per gli Investimenti (BEI), tra cui:
- a) un pacchetto di supporto alla produzione di componenti per le reti elettriche;
- b) un programma pilota di garanzie per gli acquisti di energia (Ppa) da parte delle pmi e delle industrie ad alta intensità energetica;
- c) un fondo di garanzia per le clean tech, nell’ambito del programma Tech EU sostenuto da InvestEU.
- Implementazione
- nel 2026 di un regolamento sull’economia circolare con l’obiettivo di rendere il 24% dei materiali europei circolari entro il 2030;
- dell’acquisto comune di materie prime critiche e la relativa economia circolare: tali materie sono essenziali per l’industria europea e per garantirne l’accesso e ridurre la dipendenza da fornitori inaffidabili. La Commissione propone l’istituzione di:
- un meccanismo di aggregazione della domanda per le imprese europee;
- un centro europeo per acquisti congiunti di materie prime critiche;
- un regolamento sull’economia circolare nel 2026, con l’obiettivo di rendere il 24% dei materiali europei circolari entro il 2030.
- Creazione di una strategia globale e protezione dell’industria europea: l’Ue rafforzerà le partnership commerciali per la transizione pulita, diversificando le catene di approvvigionamento e tutelando le industrie europee dalla concorrenza sleale. La Commissione semplificherà e rafforzerà il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) per garantire condizioni di concorrenza eque.
- Accesso a competenze e forza lavoro qualificata: poiché la trasformazione industriale richiede lavoratori qualificati e talenti di alto livello, la Commissione istituirà una Unione delle Competenze, investendo nella formazione professionale e nella creazione di posti di lavoro di qualità nei settori strategici legati alla transizione verde attraverso il programma Erasmus che destinerà a tale scopo fino a 90 milioni di euro.
Ritornando al Convegno che si è tenuto il 9 dicembre scorso, in collegamento si è avuto l’intervento del Capo di Gabinetto Federico Eichberg (nella foto sotto), Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e tre interessanti panel così composti:
◘ Panel 1: La sfida della nuova industria: trasferimento tecnologico, startup e scaleup cleantech

- Maria Cristina Porta, DG, Fondazione EneaTech & Biomedical
- Alessandra Accogli, Co-Founder & CEO, Sinergy Flow
- Mike Vasconcelos Tocchetti, Project Development Manager, Energy Dome
- Massimo Portincaso, Co-Founder & CEO, Arsenale Bioyards
◘ Panel 2: Finanza per l’innovazione: capitali per la scala industriale

- Livia Amidani Aliberti, NED, CDP Venture Capital SGR e UniCredit Austria
- Anna Amati, General Partner, Eureka! Venture SGR
- Francesco De Michelis, CEO, MITO Technology
- Francesco Fontana, Principal, Neva SGR
- Evarist Granata, General Partner, Alternative Capital Partners SGR
- Michele Pignotti, CEO, SACE
◘ Panel 3: Il ruolo della domanda: procurement pubblico e privato

- Mauro Draoli, Responsabile Procurement Innovativo, AgID
- Fabrizio Salvatore, Responsabile Sviluppo, a.Quantum
- Claudio Farina, Chief Strategy & Innovation Officer, Snam
- Daniele Vitullo, Head of Innovation Scouting & Ecosystem, Terna
- Massimiliano Garri, Chief Technology, Innovation & Digital Officer, Ferrovie dello Stato Italiane
In chiusura il Keynote Speech di Ernesto Ciorra (nella foto in alto a dx mentre parla), esperto di innovazione e sostenibilità (già Chief Innovability Officer di ENEL) e le conclusioni dell’on. Massimo Milani.
[ Redazione PROTECTAweb ]










































