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Muoversi ecologicamente…

di Stefania PrestigiacomoPer il Ministero dell’Ambiente, nell’ambito delle strategie di contenimento dell’inquinamento atmosferico, la questione mobilità è di importanza prioritaria. Una risposta significativa: l’incentivazione all’uso della bicicletta per la sostituzione delle due ruote più inquinanti, ed il sostegno alla vendita di scooter elettrici ed ibridi

 

 

Il 2010 dovrà essere l’anno della mobilità sostenibile. Non è solo un generico impegno che il Ministero dell’Ambiente assume nell’ambito della più ampia strategia di difesa dell’ambiente, ma ne costituisce uno degli elementi fondanti. Se infatti gli impegni per la riduzione delle emissioni, per il conseguimento di un maggior risparmio energetico e per la diffusione delle nuove tecnologie sono fissati a livello internazionale, i singoli Stati decidono le azioni congruenti alla specificità della situazione nazionale.

L’Italia ha un problema rilevante di mobilità: è innegabile e sotto gli occhi di tutti. Non si tratta di una valutazione limitata al traffico nei centri storici e neppure al decongestionamento delle grandi arterie, bensì del suo principale effetto negativo: l’inquinamento atmosferico. Diventa quindi inevitabile considerare la mobilità prioritaria nella elaborazione di strategie efficaci di contenimento delle emissioni.

Mobilità urbana

Bike sharing a Roma. Una strategia per la mobilità sostenibileIl Ministero dell’Ambiente, fin dall’insediamento del Governo Berlusconi, ha dedicato grande attenzione alla questione della mobilità urbana, che più da vicino impatta sulla vita dei cittadini, costretti a misurarsi ogni giorno con tali difficoltà. La scelta di favorire la mobilità a due ruote, come abbiamo avuto modo di ricordare nel corso dell’omonimo Salone dello scorso settembre a Milano, va in questa direzione. Il Ministero ha operato per questi obiettivi con una ampia gamma d’interventi, sul piano dei finanziamenti, degli investimenti e della ricerca e sviluppo di nuove tecnologie. Lo ha fatto poiché crede nel valore strategico degli interventi sul sistema della mobilità nell’ambito della complessiva battaglia per l’ambiente. L’incentivazione all’uso delle due ruote non è solo una scelta a nullo o basso impatto che spero induca sempre più persone a lasciare a casa l’automobile, ma è un tassello di un disegno complessivo di maggiore portata che punta a migliorare la qualità dell’aria delle nostre città e si riflette anche sugli impegni internazionali del nostro Paese.

La scelta pro due ruote tout court e la revisione del meccanismo della rottamazione hanno prodotto i risultati attesi: l’incentivazione per l’acquisto delle biciclette, ad esempio, si è attestata su numeri superiori a quelli sperati, al punto che dopo il successo della prima fase, la scorsa primavera, abbiamo deliberato una nuova tranche per venire incontro alle aspettative dell’utenza. C’è stato un giorno, il 15 maggio, nel quale abbiamo ricevuto oltre 8mila richieste nell’arco delle 24 ore, una ogni 10 secondi per intenderci, a conferma del fatto che eravamo andati incontro ad una esigenza diffusa e ad una sensibilità esistente. A maggio e settembre, il mercato ha complessivamente assorbito oltre 100mila bici grazie agli ulteriori incentivi che hanno intercettato una «voglia di bicicletta » che evidentemente rappresenta anche il desiderio di un più naturale stile di vita, la voglia di muoversi per il lavoro e per il tempo libero in maniera più, passatemi il termine, «igienica» ed è stato piacevole constatare come in tanti casi ci siano state famiglie che hanno acquistato biciclette tanto per i genitori quanto per i figli.

Sempre in tema va ricordato anche il bike sharing che abbiamo promosso a partire dal G8 di Siracusa, e finalmente in molte città italiane stanno aumentando i punti dove è possibile condividere le biciclette per sperimentare una nuova forma, figlia di una vecchia e collaudata usanza, di muoversi dentro la città. E chissà che quanto prima anche nelle nostre strade non possano ripetersi le scene ormai consuete nelle più importanti Capitali europee, dove la maggioranza si sposta in bicicletta. Certamente in Italia mancano piste ciclabili, soprattutto nelle città: è questo uno dei settori su cui bisogna intervenire ed a questo mi riferisco nel sottolineare l’esigenza di misure diffuse e complesse, da assumere in maniera coordinata con i diversi livelli di Governo. Ma se molto si sta già facendo, molto è ancora fare. Sicuramente oggi esiste una domanda forte di spazi e percorsi ciclabili, una domanda molto più incisiva rispetto al passato e le Amministrazioni locali devono farsene carico, anche in sede di programmazione urbanistica. Il Ministero ha fatto e sta facendo la sua parte: fra i progetti finanziati a favore delle Aree metropolitane (un impegno complessivo di 24 milioni di euro) vi è quello per la realizzazione di 110 km di piste mentre per i Comuni non ricompresi nelle Aree metropolitane sono stati stanziati 18 milioni di euro per 44 interventi in tema mobilità ciclistica fra i quali la realizzazione di 90 km di piste ciclabili.

Vanno anche ricordate le misure previste per ciclomotori e motocicli: incentivi da 500 a 1.300 euro in misura crescente in funzione del minor impatto dei veicoli ed esclusione dall’obbligo di rottamazione in caso di acquisto di veicoli elettrici.

Le risposte della ricerca

Che si tratti di una scelta strategica lo dimostrano, dunque, accanto ai numeri appena citati, anche gli investimenti operati sul fronte della ricerca. Anche qui, molteplici le iniziative di cui il Ministero è stato promotore o partner, partendo proprio dall’ultima, in ordine di tempo, presentata proprio a Copenhagen durante la COP 15: la «Copenhagen Green Wheel». Elaborata in collaborazione con il Mit di Boston e Ducati Energia, cofinanziata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha sviluppato un sistema innovativo che trasforma una tradizionale bicicletta in una bicicletta elettrica-ibrida, che consente di accumulare e sfruttare l’energia «passiva» della pedalata.

Il prototipo presentato insieme al Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, andrà in produzione nel 2010, a costi accessibili per tutti, ed io sono convinta che tale iniziativa possa aprire ulteriori spazi di mercato, grazie ad un design accattivante, non a caso italiano, che veste una tecnologia nuova, a bassissimo impatto, che fa di questa bicicletta un mezzo di spostamento realmente alternativo ai veicoli a quattro ruote.

Importanti progressi sono stati fatti anche nel campo dei mezzi a due ruote a motore. Penso ad esempio, all’Hybrid MP3 della Piaggio, che è stato presentato lo scorso luglio a Palazzo Chigi. Un nuovo scooter con 2 motori (termico ed elettrico, con batterie al litio ricaricabili durante il ciclo ibrido, e retromarcia) che combina i vantaggi dell’uso delle due diverse motorizzazioni in modo da utilizzare ognuno dei due motori dove e quando l’uno è più efficiente dell’altro. Questo determina una notevole riduzione delle emissioni nell’aria (solo 40 g/km di emissioni CO2 ciclo combinato, 0 g/km a motore elettrico, rispetto ai 90 g/km di media degli scooter a benzina).

Il complesso di questi interventi dimostra che l’impegno del Governo è concreto tanto nel campo dello sviluppo della mobilità sostenibile quanto in quello della ricerca attraverso una serie di partnerships, a livello nazionale ed internazionale, per lo sviluppo di tecnologie innovative a basse emissioni. È solo un inizio, certo. Ma la risposta arrivata dai cittadini e il grado di coinvolgimento delle imprese private sono di conforto. Dimostrano che lo spazio per una svolta esiste. Innanzitutto come fatto culturale, nel modo di pensare e di operare scelte che influenzano, e modificano profondamente, anche lo stile di vita.

A noi il compito di favorirlo e incentivarlo, poiché la tutela dell’ambiente rappresenta l’obiettivo d’interesse comune al quale tutti, nel rispetto del proprio ruolo, dobbiamo tendere con determinazione.

Stefania Prestigiacomo

Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare