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Trasporti. Quale politica?

di Tony Colomba • Il settore della mobilità in Italia necessita di un profondo rinnovamento, anche in linea con le esigenze di rispetto ambientale. All’urgenza della domanda deve fare riscontro una risposta politica chiara e adeguata


 

 

 

 

L’ammodernamento dei trasporti dovrebbe essere un tema quanto mai centrale per il nostro Paese: dal punto di vista infrastrutturale, economico, ingegneristico e per la tutela ambientale. E se la ricerca in Italia si attua in stretta collaborazione tra le principali realtà produttive e le università che hanno deciso di affrontare i temi di maggiore rilievo non è chiaro quali siano ad oggi le politiche che possono essere messe in atto sui temi della movimentazione merci, del trasporto persone, per quanto concerne le innovazioni tecnologiche e la pianificazione dei servizi.

I Centri di ricerca sostengono in tutto il mondo la riduzione delle emissioni? Nessun incentivo al riguardo, nessuna azione seria per porre vincoli al transito dei veicoli più obsoleti ed inquinanti. Ogni iniziativa è lasciata al singolo Ente locale senza alcun quadro programmatico preciso di riferimento: con il devastante effetto che ogni Comune adotta sistemi e tecnologie differenti, in una tipica concezione medievale del territorio. Dazio per entrare a Milano in puro stile Ecopass, norme da rispettare per Torino, vincoli analoghi per Roma, in una babele di norme nelle quali gli operatori logistici si potrebbero anche smarrire.

Da più parti vengono sostenute azioni per la diversione modale? Nessuno pare recepire. Come se i tragitti in treno, autobus o altro potessero essere etichettati quali semplici spostamenti a destra o a sinistra. Scarsa attuazione e scarsa cooperazione. Restano pubblici ma inattuati molti documenti, stilati inutilmente, poiché le azioni proposte devono essere prima condivise e concertate.

Soluzioni nel rispetto del territorio

La pianificazione infrastrutturale prolifera: vengono progettati nuovi tracciati, tunnel urbani o nuovi percorsi autostradali, e ci si dimentica che il vero patrimonio nazionale è dato dalla diversità e dalla fitta rete delle infrastrutture minori che avrebbero bisogno di interventi immediati di manutenzione e consolidamento prima che un semplice periodo di pioggia prolungata determini ancora crolli e decessi. Occorre non avere spregio delle caratteristiche ambientali dei territori attraversati, e progettare opere compatibili con le reali esigenze della popolazione e con la sostenibilità geologica dei luoghi prescelti, senza dimenticare mai che l’eccellenza italiana risiede proprio nella valenza paesaggistica, che tutti i Paesi del mondo ci invidiano proprio poiché estremamente variegata.

Se, come dichiarato da alcuni esponenti dell’esecutivo, l’impegno si concentra sullo studio di soluzioni all’avanguardia e sulle applicazioni tecnologiche, le innovazioni ed i sistemi di infomobilità Trasporti. Quale politica? Il settore della mobilità in Italia necessita di un profondo rinnovamento, anche in linea con le esigenze di rispetto ambientale. All’urgenza della domanda deve fare riscontro una risposta politica chiara e adeguata restano azioni lasciate alle singole iniziative private.

Realtà diverse per Comuni e città

Il Paese si muove ed il quadro di riferimento complessivo manca: in molti piccoli Comuni sono state adottate tecnologie all’avanguardia sulla spinta delle iniziative di solerti ed attenti funzionari. Vi sono ottime politiche di integrazione tariffaria, servizi dedicati all’utenza, sistemi per ridurre i tempi degli spostamenti, tecnologie per aumentare la sicurezza stradale. Ma quando se ne parla, in molti pensano che le sanzioni automatiche siano escamotage per migliorare i bilanci comunali.

Diverso e più complesso il caso delle grandi aree metropolitane ove la possibilità di lauti ed impropri guadagni blocca ogni significativo progresso.

Le aree metropolitane non sono viste come territori nei quali porre in atto le migliori soluzioni esistenti ma banchi di prova per mostrare quanto siano ancora in auge le vecchie e desuete politiche anni ’70.

Si prova a risanare l’economia investendo sulle grandi opere, senza chiedersi e chiedere ai cittadini se proprio di queste e non di altro ci sia assoluto bisogno.

Anche per quanto riguarda il trasporto pubblico, sono allo studio soluzioni che coniughino prestazioni ed esigenze sempre nell’ottica dell’ottimizzazione dei costi di gestione e maggiore efficienza dei servizi erogati, ma l’utente medio, soprattutto se risiede nelle grandi aree metropolitane, non se ne accorge: i sistemi innovativi per la ricarica elettrica dei mezzi di trasporto ed i sistemi di informazione sui tempi di attesa degli autobus alle fermate, decollano più facilmente nelle medie realtà di provincia di quanto non avvenga nelle grandi aree urbane, dove il sistema è implementato ma la comunicazione differita, per senso del pudore.

Il mondo universitario, quello produttivo e terziario, privato o pubblico, dovrebbero lavorare congiuntamente per conseguire i migliori risultati. Ma occorre il sostegno pieno del Governo. Chi determina le politiche dei trasporti e partecipa all’esecutivo necessita di adeguati supporti tecnici, studi specifici in grado di indirizzare al meglio le scelte dei decisori, e lo sforzo congiunto non deve far venire meno l’obbligo della decisione rapida sulle scelte migliori da intraprendere.

In questo periodo la politica pare non essere in grado di risolvere le questioni importanti: dalla mobilità pendolare alle poche opere infrastrutturali significative sulle quali puntare senza esitazioni.

La ricerca e l’innovazione sono legate alla «politica del fare». E la prima condizione è proprio quella di garantire la ricerca all’interno di un quadro programmatico certo. L’industria dei trasporti, dal settore auto all’ingegneria ferroviaria, dall’aeronautica ai sistemi portuali, al sostegno delle politiche di diversione modale, all’Ecobonus, rappresentano temi centrali in un mondo che vede i trasporti a basso impatto come una risorsa indispensabile per lo sviluppo e una fonte, è bene confermarlo, di reddito certo per le attività produttive nazionali.

Ipotesi di strategie

Occorre parlare di quali siano le risorse che il Governo intende stanziare per il sistema dei trasporti nazionali e di quali siano le strategie da mettere in atto nell’immediato. Quattro strategie precise e irrinunciabili, sottolineate a più riprese anche dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti:

  1. quadro programmatico certo;
  2. risorse certe;
  3. convergenza tra quadro programmatico e fase attuativa;
  4. rispetto dei tempi.

La distanza che intercorre tra il disegno programmatico e le reali attuazioni è grande. La causa non va ricercata solo nella lenta erogazione delle risorse quando non si arriva alla richiesta di verifica e controllo del progetto proposto, ma spesso anche nel mancato convincimento degli Enti – dal piccolo Comune alle singole Regioni – che si interrogano sulle reali necessità del territorio.

Come se tra Governo e Enti amministrativi vi fosse una palpabile distanza. Perfetta però per proseguire sulla strada del federalismo fiscale. Diversamente è necessario uscire da questa logica per entrare in una alla Colbert, che pareggiò il disastrato bilancio dello Stato francese puntando sulla buona politica: cosa occorre veramente al Paese?

Senza dimenticare mai, quale che sia il futuro, come su tutti i fronti l’Italia sia in grado di giocare un ruolo determinante: dalle politiche per i trasporti nell’area del Mediterraneo, alle innovazioni tecnologiche nel settore automotive.

Più semplice individuare le politiche da attuare nelle aree metropolitane, poiché molteplici sono le azioni che possono essere messe in atto e non occorre aspettare altro tempo. Bisogna ottimizzare le infrastrutture esistenti, procedere anche con gli interventi da lungo tempo pianificati e sui quali esista un sicuro consenso. Deve essere migliorato il sistema del trasporto pubblico. E vi saranno molte azioni innovative che dovranno necessariamente essere messe in atto se vorremo dare ai visitatori di EXPO 2015 quegli stessi servizi di trasporto efficienti che – occorre ribadirlo – non possono attendere oltre.

Tony Colomba