Forniscono utili informazioni per lo studio del paleoclima i campioni prelevati in Antartide nell’ambito dell’iniziativa scientifica «IPICS-2kyr-Italia»
Affondare le mani nei preziosi archivi naturali della storia climatica ed ambientale della Terra ed estrarne una carota di ghiaccio. Poi esaminarla, e scoprire il passato.
Lo studio dei ghiacci delle calotte polari ha sempre fornito risposte utili alle valutazioni dell’IPCC («Intergovernmental Panel on Climate Change») circa i cambiamenti in atto e le tendenze future. In particolare, il progetto «IPICS-2kyr-Italia» («International Partnership in Ice Core Sciences»), di cui questa operazione fa parte, tramite perforazioni multiple nella calotta antartica, ha lo scopo di fornire nuovi dati sulla variabilità climatica degli ultimi 2000 anni. IPICS è un organismo promosso da IGBP-PAGES (Past Global Changes) SCAR e IASC che coinvolge scienziati e tecnici di 32 nazioni, tra le quali l’Italia.
Gli attori della missione
Il campionamento delle carote di ghiaccio, si è svolto in circa quattro settimane a temperature di -30 °C presso il Laboratorio EuroCold (European Cold Laboratory Facilities) dell’Università di Milano-Bicocca. Con il prelevamento di questi preziosi campioni si è conclusa la prima fase dell’iniziativa scientifica «IPICS-2kyr-Italia» coordinata dall’ENEA e finalizzata alla raccolta di una sequenza paleoclimatica in un sito remoto della Calotta orientale dell’Antartide. Finanziato dal MIUR nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, il progetto ha visto anche la partecipazione dell’Università di Trieste, del Cnr con la sede di Venezia, dell’IDPA (Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali), dell’Università di Milano-Bicocca, l’INGV, dell’Università di Firenze e di ricercatori coreani afferenti al KOPRI (Korean Polar Research Institute), nell’ambito di un accordo di collaborazione logistica e scientifica quinquennale siglato con ENEA.
Il destino delle carote prelevate? La seconda fase di questa iniziativa scientifica, già approvata per il finanziamento nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, prevede che i campioni saranno studiati mediante analisi chimiche, isotopiche e fisiche, delle polveri e dei gas contenuti nel ghiaccio. Sarà così possibile ricostruire con notevole dettaglio temporale l’evoluzione delle temperature, della composizione dell’atmosfera e della circolazione atmosferica, la frequenza delle eruzioni vulcaniche e l’inquinamento atmosferico prodotto dalle attività umane nel corso dell’ultimo millennio
Le complesse operazioni di prelievo
Rubare ai ghiacci antartici i segreti della storia, non è precisamente cosa semplice. Per il prelievo delle carote di nevato e ghiaccio, attività svolta durante la campagna estiva della spedizione italiana in Antartide 2013-14, è stato prescelto, sulla base dell’elevato accumulo nevoso, un sito di perforazione distante circa 500 km dalla Base costiera italiana «Mario Zucchelli» alla quota di 1.900 metri (temperatura media annua -32 °C). L’operazione ha ovviamente richiesto l’allestimento di un campo remoto temporaneo, costituito da mezzi cingolati e moduli montati su slitte che sono stati trasferiti sul posto con una traversa sulla calotta antartica di circa 250 km. Il gruppo di lavoro, composto da 8 persone tra ricercatori e personale tecnico-logistico, ha soggiornato per circa 60 giorni nel Plateau antartico operando in condizioni climatico-ambientali-logistiche severe. La perforazione è stata condotta dai tecnici ENEA del Centro del Brasimone che hanno messo a disposizione di questo progetto l’esperienza maturata durante i prestigiosi programmi internazionali sulle carote di ghiaccio EPICA e TALDICE.










































