Home Ricerca & Sviluppo Catastrofi na...

Catastrofi naturali e prevedibilità

L'Aquila - Palazzo del Governo

Giovanni Notaro • Un recente studio Ieni-Cnr conquista la copertina della prestigiosa rivista «Nature»: potrebbe schiudere nuovi scenari per la comprensione e previsione di sismi e altri eventi calamitosi

 

Possono le catastrofi naturali essere previste con un certo grado di precisione ed attendibilità? Perlomeno in alcuni casi sembrerebbe di sì, almeno secondo i risultati di un recentissimo studio dell’Istituto per l’energetica e le interfasi del Consiglio nazionale delle ricerche (Ieni-Cnr) di Milano, realizzato in collaborazione con l’Università di Yale e Cornell e con l’Afrl-Air Force Research Laboratory (USA), che sta per essere pubblicato su «Nature».

 

Microcolonnine di nichelCome spiega Stefano Zapperi, coautore dello studio, ricercatore dello Ieni-Cnr e responsabile del progetto «Sizeffects» (finanziato dall’European Reseach Council) la sperimentazione condotta in laboratorio ha “prodotto dei micro-terremoti di intensità variabile comprimendo colonnine di nichel di dimensioni micrometriche e, come in altri esperimenti di questo tipo, abbiamo osservato che avvenivano in maniera del tutto casuale”.

 

Premesso “che le catastrofi sono il risultato del lento accumularsi di una perturbazione esterna: (ad esempio) la neve che si deposita sul pendio o il moto di una faglia”, e nonostante tradizione, esperienza e caratteristiche suggeriscano l’imprevedibilità di terremoti, smottamenti e, appunto, valanghe, questi potrebbero in alcuni casi configurarsi come ripetitivi e rispettare un’agenda.

 

In effetti, la variazione della velocità di compressione delle colonnine di nichel ha permesso ai ricercatori di constatare, afferma ancora Zapperi, che “esiste un regime in cui i micro-terremoti avvengono in maniera quasi periodica, come se seguissero un «calendario»; abbiamo inoltre dimostrato teoricamente che tale periodicità è dovuta alla competizione tra due effetti: la risposta «catastrofica» dei micro-terremoti e una risposta lenta di sottofondo, che nella maggior parte dei casi rimane inosservata. Quando la risposta di sottofondo avviene alla stessa velocità della sollecitazione esterna, l’evento catastrofico si verifica in modo quasi periodico”.

 

L'Aquila dopo il terremotoLe conclusioni di questo studio – quindi ancora, è bene sottolinearlo, a livello teorico sperimentale – ipotizzano che il meccanismo possa essere generale e avere quindi valenza anche rapportato a fenomeni su scala ben maggiore. Infatti, prosegue il ricercatore, “Lungo una faglia, ad esempio, tra un terremoto e un altro, l’energia viene spesso rilasciata anche tramite il lento fluire di acqua.

In sintesi, la teoria ipotizza che:

• “se la velocità del flusso fosse simile a quella della faglia, i terremoti potrebbero avvenire in modo quasi-periodico” e potrebbe spiegare alcune passate osservazioni di terremoti periodici – “Ma per questo – precisa • sarà necessario rianalizzare e reinterpretare una vasta mole di dati sperimentali”.

 

Seguiremo, comunque, i progressi che questo studio farà registrare. Essendo la nostra penisola – come Abruzzo, Emilia Romagna e, in questi giorni, Calabria e Basilicata testimoniano – territorio indubbiamente a rischio…

 

Giovanni Notaro