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ENEA a salvaguardia… dei Bronzi di Riace

Bronzi di Riace

Giovanni Notaro • Maggiore sicurezza per i Bronzi dopo la loro ricollocazione al Museo di Reggio Calabria sulle basi antisismiche, frutto della specifica sperimentazione dei tecnici ENEA

Il contesto sismico

L’Italia è sottoposta a forti spinte compressive in quanto situata nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica, tanto che “in 2.500 anni, è stata interessata da più di 30.000 terremoti di media e forte intensità (superiore al IV-V grado della scala Mercalli) e da circa 560 eventi sismici di intensità uguale o superiore all’VIII grado della scala Mercalli (in media uno ogni 4 anni e mezzo). Solo nel XX secolo, ben 7 terremoti hanno avuto una magnitudo uguale o superiore a 6.5 (con effetti classificabili tra il X e XI grado Mercalli). La sismicità più elevata si concentra [omissis] in Calabria [omissis]” (Fonte http://www.protezionecivile.gov.it/minisite/index.php?dir_pk=249&cms_pk=14839);

La Calabria è la punta estrema della penisola ed è quindi ancora più vicina – rispetto al resto del territorio nazionale – alle faglie pertinenti ad Europa ed Africa, che si stanno avvicinando l’un l’altra ad una velocità di 7 millimetri/anno e, di conseguenza, è tra le aree più esposte al mondo ai rischi naturali.

Occorre a questo punto ricordare che i nostri sensi percepiscono solamente le scosse più importanti (per intenderci non avvertiamo le scosse comprese fra il I ed il III grado della scala MCS – Mercalli, Cancani, Sieberg) mentre gli oggetti, chiaramente meno ammortizzati di un «elastico» corpo umano, sono alla mercé della minima vibrazione loro trasmessa anche durante gli ultimi 30/40 giorni (dei circa 200 eventi sismici registrati in Italia nell’appena citato arco di tempo, solo pochissimi sono stati percepiti a livello umano).

Il progetto


Bronzi di Riace

In fase di impostazione del progetto delle basi di appoggio dei bronzi il team ENEA capeggiato dall’ing. Gerardo De Canio, ha quindi tenuto conto tanto del suddetto contesto (tipologia, entità, frequenza e durata delle scosse), quanto delle caratteristiche intrinseche delle due statue quali:

• Altezza: Le due statue, denominate «A» e «B», sono rispettivamente alte 1,98 e 1,97 metri.

• Peso: 160 kg circa ciascuna contro i circa 400 registrati al momento del loro ritrovamento (differenza dovuta allo «svuotamento» dei sedimenti accumulati nella loro cavità interna nel corso della permanenza sott’acqua).

• Spessore medio del bronzo: 8,5 mm per la statua «A» e 7,5 mm per l’altra.

• Postura: (*) “Le due statue presentano un sistema di ponderazione a ritmo incrociato: alla gamba destra verticale su cui grava tutto il peso del corpo corrisponde il braccio sinistro piegato a sorreggere il pesante scudo; alla gamba sinistra flessa ed avanzata corrisponde il braccio destro abbassato ad impugnare l’asta. In conseguenza della posizione delle gambe, l’anca destra risulta rialzata rispetto alla sinistra: tale movimento nel Bronzo A non si ripercuote nella parte superiore del torace, dove pettorali e spalle sono in posizione quasi perfettamente orizzontale, nel Bronzo B si ripercuote sia sui pettorali, definiti da una linea inclinata, sia sulle spalle, con la destra in posizione abbassata rispetto all’opposta.

(*) fonte http://www.archeocalabria.beniculturali.it/archeovirtualtour/bronzi1.html

• Collocazione: nel Museo Nazionale Archeologico di Reggio Calabria, le statue sono collocate in un piano rialzato rispetto al suolo; di conseguenza sono stati inseriti nei parametri di calcolo anche l’effetto amplificante dell’altezza dal suolo e quello derivante da eventuali lesioni subite dall’edificio nel corso di un evento sismico. Inoltre, la sala dei Bronzi è dotata di un sistema di controllo del clima, mantenuto sui 20°C d’inverno, 25-27°C d’estate, con un tasso di umidità all’incirca del 35-40%, tale cioè da evitare l’innescarsi di nuovi fenomeni di corrosione.

Bronzi di Riace Bronzi di Riace

La realizzazione delle basi

Le statue erano originariamente solidali alle loro basi grazie ad una colata di piombo fuso che «prendeva» – verso l’alto – piedi e parte delle caviglie delle statue e – verso il basso – l’incavo scavato nella base stessa. Colato a caldo il piombo, una volta solidificato, rendeva solidali le statue con le loro basi.

Bronzi di Riace

Questo tipo di fissaggio, duttilità del piombo a parte, rendeva le statue del tutto solidali alle loro basi, praticamente un corpo unico che assorbiva in toto ogni tipo di vibrazione; ecco quindi l’idea del Centro Ricerche ENEA Casaccia che ha progettato e realizzato un sistema di isolamento antisismico innovativo composto non più da una sola base direttamente poggiata a pavimento bensì da due blocchi di marmo, separati e sovrapposti; all’interno delle due superfici di contatto (la superficie superiore della base inferiore e la superficie inferiore della base superiore) sono state ricavate in posizione speculare otto semi-calotte concave (quattro per ciascuna delle due basi) all’interno delle quali sono state inserite quattro sfere, anch’esse di marmo.

Bronzi di RiaceAlle calotte concave ed alle sfere di marmo (opportunamente dimensionate in funzione del grado di protezione ritenuto necessario) è demandata la funzione antisismica; gli effetti dell’azione sismica vera e propria verranno assorbiti dalla base a diretto contatto con il suolo mentre la base superiore, isolata dalle sfere e dotata di dissipatori sviluppati dall’ENEA per la protezione di strumentazioni delicate, di sistemi di comunicazione e di gestione dei dati rilevanti ai fini della sicurezza, sale operatorie, gasdotti, apparecchiature in centrali di produzione e/o trasformazione dell’energia elettrica, sistemi di sicurezza di impianti a rischio, e per il patrimonio culturale; questi dissipatori, ovviamente in grado di assorbire le oscillazioni nella direzione verticale, trasmetteranno alla statua una minima parte residuale del movimento tellurico.

Le basi, prima della loro definitiva collocazione, sono state testate sulle tavole vibranti della Hall tecnologica della Casaccia, programmate per riprodurre componenti orizzontali e verticali di terremoti reali con particolare riferimento, nella fattispecie, alla tipologia di scosse sismiche caratteristiche del territorio reggino; l’ultimo test è stato basato sui parametri previsti dalla normativa per la qualificazione di componenti di sistemi nucleari (http://www.youtube.com/watch?v=zik5M4xQhAc). L’andamento di questi test è stato del tutto positivo come con successo è stata superata la leggera scossa di terremoto, questa volta reale, registrata la mattina dello scorso 23 dicembre nello Stretto di Messina.

I restauri

Il primo restauro (Opificio delle pietre dure, Firenze 1975-1980) riguardò la parte esterna delle statue; la rimozione dei sedimenti interni (costituiti principalmente dalla terra di fusione originaria), iniziata nel capoluogo toscano, venne completata a Reggio Calabria nel corso di un secondo restauro (1992-1995) nel quale vennero utilizzate tecniche e strumentazioni mutuate dalla «diagnostica medica e dalla chirurgia microinvasiva» (cfr. http://www.archeocalabria.beniculturali.it/archeovirtualtour/bronzi1.html); un terzo intervento è quello effettuato a partire dal 2009, concomitante con il trasferimento dei bronzi a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale calabrese, in occasione dell’avvio dei lavori di ristrutturazione ed ammodernamento, parzialmente conclusi in questi giorni, del Museo nazionale archeologico di Reggio Calabria ove i bronzi sono stati ricollocati.

Bronzi di Riace

Di seguito i video relativi al trasferimento ed alle varie fasi del restauro: ecco due link ad altrettanti documentari relativi allo spostamento delle statue dal museo a Palazzo Campanella http://www.youtube.com/watch?v=cglMK96RoE8 e http://www.youtube.com/watch?v=jCNgwyrlS4s interessanti in quanto, a parte la tecnica di estrazione dalle basi e di trasferimento, le immagini evidenziano con chiarezza i supporti degli elmi, scudi ed armi mai ritrovati.

Bronzi di Riace

Un passo indietro: scoperta con giallo

I Bronzi, realizzati da due differenti artisti a circa 30 anni di distanza (460 a.C. statua «A» e 430 a.C. statua «B») furono scoperti il 16 agosto 1972 ad una diecina di metri di profondità ed a meno di 300 metri dalla costa jonica del Comune di Riace Marina da Stefano Mariottini, un subacqueo lì in vacanza il quale dichiarò “di aver trovato il giorno 16 c.m. durante una immersione subacquea a scopo di pesca, in località Riace, km 130 circa sulla SS Nazionale Ionica, alla distanza di circa 300 metri dal litorale ed alla profondità di 10 metri circa, un gruppo di statue, presumibilmente di bronzo. Le due emergenti rappresentano delle figure maschili nude con elmi, l’una adagiata sul dorso, con viso ricoperto di barba fluente, a riccioli, a braccia aperte e con gamba sopravanzante rispetto l’altra. L’altra risulta coricata su di un fianco con una gamba ripiegata e presenta sul braccio sinistro uno scudo. Le statue sono di colore bruno scuro salvo alcune parti più chiare, si conservano perfettamente, modellato pulito, privo di incrostazioni evidenti. Le dimensioni sono all’incirca di 180 cm.”

Sul lato sinistro di questa denuncia ufficiale, tutta battuta a macchina, si nota un appunto scritto a mano, di colore rosso, ed a firma G. Foti (Soprintendente scomparso giorni prima l’arrivo a Reggio di Calabria dei Bronzi, n.d.r.): “La presente segnalazione fa seguito alla comunicazione telefonica del 16 agosto 1972, ricevuta alle ore 21.00 che denunziava la scoperta.” (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Bronzi_di_Riace).

Bronzi di Riace Bronzi di Riace Bronzi di Riace

Ed ecco la ricostruzione del ritrovamento in questo video pubblicato lo scorso 14 ottobre, tratto dal documentario «Nel Mare degli Antichi» (1983), del documentarista italiano Pippo Cappellano. http://www.youtube.com/watch?v=Qy949q0igxM

Il recupero fu curato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria che si avvalse della collaborazione del Nucleo Sommozzatori dei Carabinieri di Messina i quali portarono in superficie, alcuni giorni dopo il ritrovamento (16 agosto segnalazione, 21 e 22 agosto recupero) due sole statue (invece che, come sopra sottolineato, di un gruppo di statue nonché di due elmi e di uno scudo mai rinvenuti); a suffragio dell’esistenza degli elmi sono su una statua i segni di appoggio e di trasformazione dell’originario foro (forse destinato ad accogliere una punta in bronzo anti volatili) in un incasso per l’elmo stesso mentre sull’altra la testa si presenta liscia e deformata, per poter calzare – si disse – un elmo corinzio rialzato; in caso contrario i capelli avrebbero dovuto essere regolarmente scolpiti come sull’altra statua «gemella».

Scavi e prospezioni effettuati rispettivamente nel 1973 e nel 1981, permisero il recupero di pochissimi reperti il cui studio suggerì l’ipotesi che la nave, spinta da una tempesta a riva, avesse perso la velatura i cui anelli erano colati a picco con altri elementi pesanti come i Bronzi stessi; altra ipotesi fu quella che le statue siano state gettate a mare in un momento di pericolo per poter alleggerire il carico.

Bronzi di Riace

Sulla parte di carico rappresentata dai Bronzi molto è stato scritto, in maniera circostanziata, da Giuseppe Braghò nel suo libro «Facce di bronzo, personaggi e figuranti di Riace» (ed. Pellegrini Editore).

A questo riguardo su Il Mattino del 15 agosto 2007 si legge che “Una foto rivela: i bronzi di Riace forse erano tre. L’ipotesi di una terza statua è legata alle scoperte di un ricercatore di Vibo, Giuseppe Braghò, secondo il quale mancano vari reperti che erano con i bronzi. Ma soprattutto una foto inedita mostrerebbe la presenza di una statua diversa da quelle che conosciamo. Sulla vicenda indaga la magistratura e Braghò ha indicato ai carabinieri il nome di una persona che all’epoca casualmente avrebbe assistito alla trafugazione di uno scudo e una lancia e che è pronta a testimoniare. Ma non è tutto, perché Braghò è venuto in possesso anche delle bobine registrate con la voce di un uomo che nel 1981 sosteneva di essere stato il mediatore tra emissari del Getty Museum americano, interessati a reperti archeologici venuti in possesso di alcuni pescatori. Il fatto, se fosse vero, sosterrebbe la tesi, peraltro sempre rigettata dal Getty Museum, che alcuni reperti archeologici legati ai Bronzi di Riace abbiano preso la via dell’America” (Fonte http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=32858).

Altra notizia, letta su http://shardanapopolidelmare.forumcommunity.net/?t=8543008 converge su tali argomentazioni evidenziando che “una foto inedita mostrerebbe la presenza di una statua diversa da quelle che conosciamo…. omissis….”; ed ancora, sempre a pag. 110 del suo citato libro, Braghò riferiva che durante la stesura di queste pagine, qualcuno volle raccontarmi di sape­re, dove potessero oggi trovarsi tali reperti. Lo riporto per dovere d’informazione, e non perché ne sia personalmente convinto. Toccherà ai Carabinieri indagare sull’attendibilità della notizia: un mio amico lavora nei servizi segreti, e in un momento di rilassamento particolare mi ha riferito di conoscere il luogo dove si custodisce lo scudo e anche altro: in Texas, presso l’abitazione di George Herbert Walker Bush, padre dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America. All’epoca Bush senior possedeva un’importante compagnia petrolifera, la Bush-Overby Development Co., e per un anno fa anche direttore della CIA. I reperti pervennero a lui durante la vice-Presidenza, sotto Ronald Reagan. Aveva un ottimo rapporto sia d’amicizia sia d’affari con Paul Getty, altro magnate del petrolio, il quale a sua volta era in relazioni d’affari con l’ENI. Nessuno mai riuscirà ad averli indietro: neanche Rutelli”. (*) Fonte: http://www.calabresi.net/2008/09/29/impegno-del-ministro-sandro-bondi-sui-bronzi-di-riace/10230/.

Concludiamo con un frammento di intervista pubblicato su: http://www.laleggepertutti.it/12989_il-mistero-dei-bronzi-di-riace-un-clamoroso-falso#sthash.ZZGcf1F7.dpuf nel quale, alla seguente domanda dell’intervistatore A.G.: Sembra che mancherebbero, al gruppo dei bronzi, anche altre sculture. Che prove ha per dire questo? E che fine avrebbero fatto questi ulteriori elementi? Braghò così rispose “La denuncia «ufficiale» del ritrovamento, firmata dal Mariottini, narra di «un gruppo di statue», e non di «due».

Bronzi di Riace Bronzi di Riace

Ancora: lo stesso «scopritore» descrive le fattezze dei Bronzi con ricchezza di particolari. Una statua del «gruppo» non corrisponde – nei tratti e nella postura – ai Bronzi esposti a Reggio Calabria. Inoltre, nella denuncia egli riferisce come, al braccio sinistro di una delle statue, fosse «presente» uno scudo. Mariottini scrive ancora che “…le due emergenti” (del «gruppo», ovviamente) “…non presentano incrostazioni evidenti”. “Le foto da me esibite ai lettori di «Facce di Bronzo» e agli Inquirenti, dimostrano il contrario. In ragione di ciò, è facile dedurre che sia «sparito» proprio il Bronzo tratteggiato, oltre al corredo delle armi di offesa e difesa che completavano il tutto. Nel corso della mia inchiesta, ho rintracciato un testimone oculare di uno dei furti operati in danno dei Bronzi: la sig.ra Anna Diano di Siderno, che vide uscire dal mare di Riace «due pescatori» (due persone con la muta da sub) recanti – sotto visibile sforzo fisico – un enorme scudo bronzeo e una lancia (anch’essa metallica), spezzata in due. Ho «consegnato» il teste nelle mani del capitano del NTPC Raffaele Giovinazzo, messo a mia disposizione dal Ministro dei BBCC Stefano Rutelli. La sig.ra Diano ha quindi, in seguito, deposto presso la Procura della Repubblica di Locri, nei quali Uffici, ancora oggi, la «pratica» resta – piuttosto bizzarramente – «aperta». Scudi, lance ed elmi furono venduti a più compratori.”

Non abbisognando la storia di alcun commento, concludiamo con due ulteriori link ad altrettanti documentari sui bronzi:

http://www.youtube.com/watch?v=1T1tjXZK2Qk

http://www.youtube.com/watch?v=fZoGHduLhHo

Giovanni Notaro