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I batteri della rivoluzione verde: crescita vegetale in condizioni di siccità

Coltivazione di cereali in un'oasi nel sud della Tunisia

Roberta Di Giuli • In soccorso dei terreni aridi arriva una biorisorsa, baluardo contro la desertificazione. È il risultato di uno studio firmato dall’Università di Milano, di Tunisi e del Cairo

 

Crescita vegetale in condizioni di siccità. Un compromesso non più impossibile, secondo quanto emerso da uno studio svolto dalle Università degli Studi di Milano, di Tunisi e del Cairo. Responsabili di questa sorta di «miracolo vegetale» i batteri individuati nell’ambito delle «desert farming», ovvero le pratiche agricole messe in atto nelle regioni aride e desertiche in grado di selezionare i microrganismi benefici nel suolo. L’uso virtuoso della risorsa idrica, arricchisce il suolo di batteri «probiotici» per le piante in condizioni di stress idrico.

I risultati della ricerca che svelano le potenzialità, finora inesplorate, degli ambienti aridi e desertici per la selezione di biofertilizzanti, sono pubblicati sulla rivista internazionale Plos One.

Attori ed orizzonti della scoperta

Per questa ricerca all’opera un team internazionale coordinato da Daniele Daffonchio per l’Università degli Studi di Milano, da Ameur Cherif per l’Università di Tunisi El Manar e da Ayman Abou-Hadid per l’Università del Cairo Ain Shams. Lo studio dimostra che i batteri promotori della crescita vegetale appartengono ad una classe eterogenea di batteri che vivono in associazione con numerosi modelli vegetali, colonizzandone la rizosfera, quella porzione di suolo a diretto contatto con le radici, e l’endosfera, costituita dai tessuti vegetali. Tali microrganismi sono in grado di promuovere la crescita vegetale in condizioni di stress tramite modulazione dell’omeostasi ormonale della pianta, migliorandone lo stato nutrizionale in termini di acquisizione di micro e macro-nutrienti e proteggendola dall’attacco di fitopatogeni.

 

Coltivazione di cereali in un'oasi nel sud della Tunisia

 

Studi molecolari e microbiologici effettuati dal team di Milano hanno documentato la biodiversità microbica associata a piante di peperone coltivate in un’azienda tradizionale a nord del Cairo, in Egitto, confrontando il microbioma della rizosfera e dell’endosfera con quello del suolo arido non coltivato. Lo studio ha evidenziato che le pratiche agricole messe in atto dai contadini egiziani arricchiscono il suolo coltivato di batteri benefici con ampie capacità di promozione della crescita vegetale. I saggi di coltivazione effettuati simulando le condizioni di siccità evidenziano che i batteri proteggono le piante dagli effetti deleteri dello stress idrico. Già dopo otto giorni dall’induzione dello stress, le piante trattate con i batteri benefici mantengono la turgidità del fusto e mostrano un’efficienza fotosintetica significativamente più elevata rispetto alle piante non fertilizzate. Dopo 12 giorni di stress, la biomassa radicale incrementa del 40% e la lunghezza delle radici del 20%, indicando che la resistenza alla siccità è legata alla promozione, mediata dai batteri, di un apparato radicale più esteso.

In uno scenario globale caratterizzato dalla progressiva perdita di suolo fertile a causa della desertificazione, i batteri promotori della crescita vegetale adattati a condizioni di aridità si propongono come una risorsa sostenibile per l’agricoltura.

 

Roberta Di Giuli

 


? Il team di ricerca

? Università degli Studi di Milano: Daniele Daffonchio, Ramona Marasco, Eleonora Rolli, Francesca Mapelli, Sara Borin e Claudia Sorlini, DeFENS (Dipartimento per le Scienze, la Nutrizione e l’Ambiente); Gianpiero Vigani e Graziano Zocchi, DiSAA (Dipartimento per Dipartimento di Scienze Agrarie e Alimentari- Produzione, Territorio, Agroenergia).

? Università di Tunisi El Manar, Tunisia: Ameur Cherif e Besma Ettoumi.

? Università del Cairo Ain Shams, Egitto: Ayman F. Abou-Hadid e Usama A. El-Behairy.

? I finanziamenti

Lo studio è stato reso possibile grazie al finanziamento:

? della Commissione Europea con il progetto BIODESERT (n° 245746, «Biotechnology from desert microbial extremophiles for supporting agriculture research potential in Tunisia and Southern Europe»);

? del MIUR con il progetto FIRB (n? RBIN047MBH, «Strategie per migliorare le rese di piante di interesse alimentare in condizioni di stress idrico».