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Impianti eolici: possono modificare le temperature, non il clima

Parco eolico

Le grandi turbine a vento per la produzione di energia elettrica, fanno parte del panorama in molti paesi. Ne è previsto il raddoppio in tutta la UE. Quali saranno le conseguenze per l’ambiente? Uno studio di ricercatori francesi ha tratto, per fortuna, conclusioni rassicuranti. Ma significative

•• Sono i mulini a vento del terzo millennio. Quelle grandi pale bianche rotanti, visibilissime anche a decine di chilometri di distanza, iniziarono a diffondersi in modo esteso dagli anni Settanta. Ovvero, da quando l’evoluzione delle tecnologie permise di affinare le turbine eoliche, da allora cresciute progressivamente per dimensioni ed efficacia energetica. Fino a raggiungere la ragguardevole erogazione di potenza di 7,5 MW, e l’altezza di quasi 200 metri. E dalle vaste, desolate e incolori pianure del Nord Europa, i parchi eolici si sono progressivamente diffusi anche negli altri paesi, fino a diventare una presenza comune anche in questo angolo di mondo. Si pensava inizialmente – ed erroneamente – che una fonte d’energia rinnovabile, priva di qualsiasi ricaduta sull’ambiente in termini di emissioni gassose o di consumo di energie petrolifere, sarebbe stata accolta con entusiasmo e apprezzamenti positivi. Niente di più sbagliato. Perché le pale eoliche hanno incontrato un inatteso, insospettabile novero di detrattori: vuoi in nome della contaminazione territoriale dal punto di vista estetico, vuoi per i mutamenti ambientali e climatici che le enormi turbine apporterebbero.

Ma almeno sotto quest’ultimo aspetto, l’aura negativa delle turbine è stata recentemente sfatata – si pensa in modo definitivo – dall’indagine svolta da alcuni ricercatori francesi. Ne parla un articolo pubblicato sul periodico «Nature Communications»: scritto da un gruppo di ricercatori del CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique: una sorta di omologo del nostro CNR), rassicura sui presunti effetti che le grandi eliche potrebbero provocare nella circolazione atmosferica. Fra gli autori dell’articolo c’è anche Paolo Michele Ruti, Responsabile del Laboratorio Modelli Clima e Impatti dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie (ENEA).

Eolico

I ricercatori, coordinati da Robert Vautard del CNRS, sono arrivati a questa conclusione attraverso un insieme di simulazioni climatiche, svolte sul contesto europeo attraverso modelli regionali. Le simulazioni hanno calcolato vari scenari, tra cui quello inclusivo degli impianti eolici attualmente presenti, e di quelli previsti nei prossimi 20 anni. Il confronto delle simulazioni climatiche, elaborate con e senza la presenza al suolo dei parchi eolici, mostra effettivamente delle differenze medie di temperatura molto piccole, attestatesi attorno a 0,3°C, e con differenze significative solo in inverno. Ma a cosa sarebbero dovute queste modifiche climatiche? Lo studio mostra come le variazioni dipendano, in parte, dal sovrapporsi di effetti locali nella regione più interessata dalla presenza di parchi eolici, e anche da una lieve rotazione del vento proveniente da ovest. Soltanto gli effetti indotti da uno sviluppo massiccio della produzione eolica sarebbero potenzialmente significativi, benché non siano stati ancora definiti, in maniera precisa, su scala regionale. Diversi studi hanno comunque dimostrato, in tempi recenti, che la circolazione atmosferica – nel caso di grandi parchi eolici a scala mondiale – può modificarsi, assieme ai livelli di temperatura e addirittura alle precipitazioni. L’intensità delle piogge può infatti ridursi in una percentuale variabile dal 3 al 5%.

Nei pressi dei «parchi eolici» si è osservato un aumento significativo della temperatura, e particolarmente durante la notte: ciò si spiega col fatto che, in queste aree, la turbolenza prodotta dai parchi impedisce la creazione di strati di aria fredda vicino al suolo. Si tratta comunque di differenze – sottolineano gli autori – «nettamente più limitate» delle differenze di temperature o precipitazioni tra un inverno e l’altro. E il loro effetto è sicuramente meno forte di quello provocato dai gas a effetto serra responsabili dei cambiamenti climatici.

Nessuno studio aveva però quantificato, prima d’ora, l’effetto climatico di uno scenario realistico di sviluppo di produzione eolica a livello europeo. E i risultati di questo studio, che rassicurano sui cambiamenti climatici ma sottolineano la possibilità di modificare le temperature, assumono importanza notevole. Perché la produzione eolica, in Europa, dovrebbe raddoppiare da qui al 2020.

Alessandro Ferri