Home Ricerca & Sviluppo L’UE scruta i...

L’UE scruta i vulcani

Futurevolc
Photo: FUTUREVOLC

Grazie ai fondi dell’Unione Europea si approntano nuovi strumenti nella sfida alla comprensione dei fenomeni vulcanici. Sono i programmi FUTUREVOLC, EVOSS e VUELCO che contemplano un percorso: partire dalle previsioni, giungere alle precauzioni

È solo una «scottante» questione di «prevedibilità». Il vulcano che erutta, come il terremoto che scuote, sono fenomeni che non si lasciano «arginare». La possibilità di «capirli» e di prevederne le mosse è l’unica efficace manovra per attutire danni e ricadute. Ma la missione non è semplice. Rimangono giganti sostanzialmente imperscrutabili. Così gli studiosi devono armarsi di nuovi strumenti se vogliono provare a rendere la previsione una pratica possibile. La Comunità europea dimostra attenzione alla questione, e con nuovi fondi decide di sovvenzionare studi pioneristici mirati ad… un’analisi introspettiva del vulcano, Ne è scaturita una «seduta» con esperti «psicologi», riuniti intorno a molti casi…

L’osservazione e… l’ascolto

Casi eclatanti di grande attenzione da parte degli studiosi sono il vulcano islandese di Bardarbunga e la colata lavica che fuoriesce dal vicino Holuhraun, per i quali, oltre al monitoraggio, si analizzano grandi quantità di dati raccolti nell’area.

Ha invece cambiato un po’ il corso della storia l’Eyjafjallajökull, vulcano islandese ricoperto di ghiaccio, e quindi destinato ad eruzioni esplosive con grandi emissioni di cenere e lapilli. Il suo risveglio, nell’aprile 2010, sprigionò una spessa nube di cenere nei cieli del Nord Europa, causando danni alle compagnie aeree per la cancellazione dei voli e disagi a circa 10 milioni di viaggiatori. L’attività del vulcano si tradusse in un danno stimato in 3,9 miliardi di euro e nella consapevolezza, per l’Europa, che si dovesse fare qualcosa! L’episodio condizionò infatti le scelte dell’UE che decise di finanziare studi pionieristici per la messa a punto di sistemi di allerta più precisi e rapidi. Su cosa si lavora? Sui tempi! Gli approcci sperimentati da questi studi intendono infatti dare più tempo alla protezione civile e a importanti gruppi commerciali, come le compagnie aeree, per intervenire in modo efficace, contribuendo così a salvare vite umane e a ridurre i danni per l’economia europea.

FUTUREVOLC

Il sistema FUTUREVOLC

Uno dei protagonisti di questa grande manovra di studio è FUTUREVOLC (fondi UE per 6 milioni di euro). Dal suo lancio, avvenuto nell’ottobre 2012, i ricercatori hanno rafforzato la rete esistente con una serie di apparecchiature, quali rilevatori di gas vulcanici, sensori infrasonici, videocamere ad alta risoluzione, sismometri e sensori per la rilevazione dei movimenti tellurici, disseminate nelle regioni più attive dell’Islanda. Molti di questi sensori fanno parte di reti mobili e possono quindi essere inviati sui siti attivi, secondo le necessità, per potenziare la rete permanente.

Molto sensibili, i nuovi sistemi di monitoraggio, come i sismometri, permettono di rilevare i più piccoli movimenti (tremori sismici), possibile segnale dello spostamento di magma verso la superficie della Terra o di inondazioni causate dall’estrusione del magma sotto lo strato di ghiaccio. Sono queste inondazioni a rappresentare la grave minaccia per infrastrutture e abitanti della zona.

I nuovi sistemi GPS e i dati satellitari permettono di individuare anche variazioni minime. Nel caso del Bardarbunga, sono stati utilizzati per stimare il volume di magma in risalita verso la crosta terrestre fino a una distanza di 10 km dalla superficie.

Ma il progetto prevede anche il monitoraggio delle eruzioni già in superficie, misurando ad esempio i gas pericolosi e il tasso di emissione di lava. Queste informazioni possono indicare se l’attività vulcanica rischia di trasformarsi in un’eruzione simile a quella del 2010.

FUTUREVOL

A luglio la rete islandese si è dotata di tre videocamere terrestri a infrarossi per rilevare le particelle di silicati presenti nelle ceneri vulcaniche. Grazie a un sensore installato su un aereo, il team è riuscito a individuare le ceneri raccolte da uno dei vulcani islandesi e gettate dall’alto sul golfo di Biscaglia, in Francia. Il sensore, dotato di videocamere multispettrali che distinguono le particelle di silicati da quelle di ghiaccio, ha rilevato la cenere da una distanza di 60 chilometri. Se il Bardarbunga dovesse eruttare, il team potrebbe utilizzare lo stesso sensore per monitorare il rilascio di ceneri.

Secondo il coordinatore del progetto, Freysteinn Sigmundsson dell’Università d’Islanda, i risultati di FUTUREVOLC, utilizzati in combinazione con i dati meteorologici e le tecniche di modellizzazione avanzata, permetteranno di prevedere con maggiore affidabilità la dispersione di ceneri nell’atmosfera.

Le attività di ricerca svolte nell’ambito di questo progetto confluiranno nel lavoro del «Gruppo di Osservazione della Terra» (GEO), quale contributo dell’Europa agli sforzi profusi a livello mondiale per migliorare le previsioni vulcaniche.

Máire Geoghegan-Quinn, Commissaria europea per la Ricerca, l’Innovazione e la Scienza, ha dichiarato: “L’attività vulcanica può ripercuotersi su migliaia di europei, sia che vivano in prossimità di vulcani attivi o che si trovino a chilometri di distanza. Orizzonte 2020, il nuovo programma di ricerca dell’UE con una copertura di 80 miliardi di euro, continuerà a sostenere la ricerca in questo settore a beneficio di tutti gli europei.”

Chi li osserva dal cielo: monitoraggio via satellite

Si chiama EVOSS (2,9 milioni di euro di finanziamenti), un altro progetto di ricerca finanziato dall’UE incentrato sullo sviluppo di un nuovo sistema satellitare per individuare e monitorare automaticamente i vulcani in attività in tutto il mondo. Una «nuvola» di server specializzati trasmette quindi automaticamente i dati in tempo reale alle autorità della Protezione civile.

FUTUREVOLC

Il sistema misura le eruzioni tenendo conto di tre fattori: il calore emanato dal vulcano, le ceneri e i gas sprigionati e le mutazioni fisiche che si verificano sulla superficie terrestre. Partendo da questi dati gli scienziati possono prevedere meglio il comportamento futuro di un vulcano, ad esempio se l’attività è in aumento o in diminuzione. EVOSS, acronimo di European Volcano Observatory Space Services, è già operativo in Europa, in Africa e nelle isole vulcaniche degli oceani circostanti.

Sistemi di allerta tempestivi

Uno studio condotto nell’ambito del progetto VUELCO (3,5 milioni di euro) su sei vulcani in Europa e nel mondo, ha portato alla creazione di una banca dati del parossismo vulcanico e allo sviluppo di modelli di previsione migliori. Il team di scienziati è inoltre al lavoro per individuare metodi che consentano di migliorare la comunicazione tra vulcanologi e protezione civile. L’obiettivo è aiutare le comunità locali a tradurre le informazioni provenienti dal mondo scientifico in provvedimenti adeguati. Tra i progetti sui vulcani finanziati dall’UE figurano inoltre MED-SUV e MARsite.

Roberta Di Giuli
[24 Set 2014]