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Salute e ambiente hanno un nemico: il carbone

Carbone

Il dossier «L’impatto sanitario del carbone» promosso da WWF Italia, Ordine dei Medici della Provincia di Savona e Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia, lancia l’allarme sul combustibile fossile considerato il maggior killer per la salute e l’ambiente. Realizzata dal fumettista Kanjano una serie di 4 strisce a fumetti dal titolo «Valdo e il carbone» per descrivere la situazione in tutta la sua gravità. I dati presentati in un convegno nella città del ponente ligure

 

Il dibattito è aperto da decenni e accompagna il confronto su ambiente, energia salute ed ecocompatibilità. Da sempre tra i maggiori responsabili dell’inquinamento c’è il carbone. Mercurio, cromo, arsenico, ossidi di zolfo, polveri fini e ultrafini sono tra i principali inquinanti prodotti dalle centrali a carbone, spesso ben oltre i limiti consentiti, che minacciano salute e ambiente. Il discorso è aperto anche sulle alternative che si chiamano efficienza energetica ed energie rinnovabili. Questa l’opinione comune di medici e ambientalisti.  
È il carbone tra tutti i combustibili fossili quello che minaccia di più la nostra salute rilasciando in atmosfera, nei terreni e nelle acque, le maggiori quantità di inquinanti a parità di energia prodotta, oltre ad essere la principale minaccia per il clima del pianeta, visto che le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale. A lanciare una vera e propria denuncia sono stati WWF Italia, Ordine dei Medici della Provincia di Savona e Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia. L’occasione, nei giorni scorsi, la conferenza nazionale «L’impatto sanitario del carbone – la funzione sociale del medico: promotore di salute e di ambiente» tenutasi a Savona.
Tra i punti fermi emersi nel corso dei lavori la considerazione che se si chiudessero tutte le centrali elettriche alimentate a carbone in Europa si eviterebbero oltre 18.200 morti ogni anno, si risparmierebbero 2.100.000 giorni di cure farmacologiche e fino a 42,8 miliardi di euro l’anno in costi sanitari. Questa la stima spaventosa presentata dall’associazione europea HEAL (Healt and Enviroment Alliance).  
Nel dossier, si fa riferimento anche alla centrale di Vado ligure negli ultimi mesi al centro delle cronache e la cui chiusura (secondo quanto scritto nel Decreto di Sequestro Preventivo emesso dal Tribunale di Savona l’11 marzo scorso), eviterebbe ogni anno in media 86 ricoveri complessivi di bambini per patologie respiratorie e asma, 235 ricoveri complessivi di adulti (malattie cardiache più respiratorie) 48 morti tra gli adulti (malattie cardiache più respiratorie).
Se il costo di tutti gli effetti negativi della combustione del carbone fossero pagati da chi ci guadagna sopra, e non dalla collettività, il carbone non converrebbe a nessuno. Ma la questione è anche morale e giuridica: è lecito cercare di guadagnare con un’attività che produce danni ormai largamente accertati alla salute e alla vita di migliaia di persone e quelli, indiretti ma egualmente devastanti, al Pianeta? La risposta è no. Le alternative che ci permetterebbero di rinunciare al carbone, la fonte di  energia più inquinante in assoluto, ci sono e si chiamano efficienza energetica e fonti rinnovabili”, ha sottolineato Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.
Un’urgenza di eccezionale gravità se la British Medical Association, l’organo di rappresentanza dei medici nel Regno Unito, ha recentemente votato per mettere fine ai propri investimenti in società del settore combustibili fossili e di trasferirli a società che lavorano per le fonti energetiche rinnovabili, ed è la prima organizzazione sanitaria al mondo a farlo. In Italia l’art. 5 del nuovo Codice deontologico della Federazione degli Ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri indica come principio base dell’agire dei sanitari la «promozione di salute, ambiente e salute globale».
Nel suo intervento Donatella Bianchi Presidente WWF Italia, ha detto che “occorre rilanciare la prevenzione, vale a dire l’eliminazione delle cause di malattia e di decesso. Occorre dare una mano ai promotori di salute perché possano confrontare i dati e le conoscenze, e perché non si sentano impotenti davanti a cause che non possono rimuovere individualmente. Inoltre visto che le alternative al carbone sono ormai molte, è ora di metterlo tra i problemi da eliminare, è ora di archiviare il carbone!”.
Dal canto suo il Presidente di Isde Italia, l’Associazione Medici per l’Ambiente, che ha per motto «Tutti gli uomini sono responsabili dell’ambiente i medici lo sono due volte», Roberto Romizi ha dichiarato: “l’impegno dei medici e degli altri operatori della salute non può arrestarsi su di un’opera di contenimento e riparazione dei danni diretti e immediati degli agenti patogeni, ma deve anche proiettarsi su un’azione a monte di più ampio respiro, affinché la società nella quale viviamo modifichi le sue priorità in favore della salvaguardia della salute segnatamente dei bambini di oggi e delle generazioni future. Ma oggi le agenzie governative sono poste nella condizione di dover attendere la chiara dimostrazione del danno, prima di poter intervenire, spesso troppo tardi. Occorre quindi promuovere il principio di precauzione, per gestire i rischi in una situazione d’incertezza scientifica”.
Facciamo il punto sui dati più rilevanti: le centrali a carbone sono fonti di una grande quantità di sostanze ad attività cancerogena per l’uomo come le micro polveri (in particolare PM2.5), e ancora: benzopirene, diossine, benzene, idrocarburi policiclici aromatici, microinquinanti inorganici quali ad esempio arsenico, cromo e cadmio che sono classificati come cancerogeni certi secondo la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro). Dalla combustione del carbone si liberano anche ingenti quantità di isotopi radioattivi che hanno effetti cancerogeni e mutageni, in modo particolare sul genoma dell’embrione.
La combustione del carbone costituisce inoltre una delle principali cause d’inquinamento da mercurio, elemento che si accumula nell’ambiente ed è estremamente tossico per tutte le specie viventi.  
Sull’uomo, dosi elevate di mercurio possono avere effetto letale, ma anche dosi relativamente ridotte possono provocare impatti molto negativi sullo sviluppo neurologico. Il mercurio è, infatti, considerato un potente neurotossico per lo sviluppo del nascituro. Questo pericoloso contaminante tende ad accumularsi nei pesci e, soprattutto, nei molluschi come i frutti di mare.

Nel caso dell’impianto di Vado Ligure l’Ordine dei Medici della Provincia di Savona in un documento ufficiale scrive che “nelle aree interessate dalle ricadute delle emissioni della centrale si osservano elevati tassi standardizzati di mortalità, rispetto alla media regionale e nazionale sia per tutte le cause, che per malattie neoplastiche, cardio e cerebrovascolari” e questo dovrebbe bastare per attivare provvedimenti a tutela dei cittadini. Analizzando i dati si comprende il livello di allarme e di pericolosità: mercurio: valore massimo riscontrato 65,3 volte il valore di naturalità media e 7,1 volte il valore massimo riscontrato in Italia; cromo: valore massimo riscontrato 82,5 volte il valore di naturalità media e 5,5 volte il valore massimo riscontrato in Italia; arsenico: valore massimo riscontrato 11,5 volte il valore di naturalità media e 2,5 volte il valore massimo riscontrato in Italia; diossido di zolfo SO2: nel documento di autorizzazione integrata ambientale (AIA) viene indicato un limite per cui si avrebbe una concentrazione di oltre 17 volte rispetto al limite minimo MTD (migliori tecniche disponibili) previste dalla normativa e oltre 1,7 volte rispetto al limite massimo MTD. Ancora, il CO (monossido di carbonio) con una concentrazione di oltre 8 volte rispetto al limite minimo e di 5 volte rispetto al limite massimo. I due gruppi a carbone dell’impianto sono destinati a funzionare ancora per ben 6-8 anni con questi limiti clamorosamente superiori a quelli indicati dalla normativa.
Le varie campagne di biomonitoraggio mediante licheni condotte nell’area di Vado Ligure e nei comuni limitrofi hanno evidenziato una situazione di inquinamento marcato, come testimoniano i valori molto bassi di diversità lichenica. Addirittura in alcune zone (da Bergeggi ad Albissola) si era rilevato il fenomeno del cosiddetto «deserto lichenico» (area dove, a causa del grave inquinamento, i licheni sono incapaci di sopravvivere). Inoltre studi di bioaccumulo nei licheni hanno dimostrato che la concentrazione di metalli pesanti attribuibili alla combustione di combustibili fossili nel savonese è fra le peggiori d’Italia.
Grave anche la situazione dei fondali marini. I valori standard di qualità ambientale da raggiungere nel 2008 sono superati da 2 a 10 volte per mercurio, arsenico, cadmio, PCB. A Vado, alla foce del torrente Quiliano, si raccolgono i mitili con la più elevata concentrazione di mercurio, cadmio e policlorobifenili tra quelli raccolti su tutta la riviera ligure.
Nella relazione su «Inquinamento e salute in Provincia di Savona» del 2010, l’Ordine dei Medici provinciale ricorda che per quanto riguarda le emissioni di metalli pesanti (sostanze definite come cancerogene certe, possibili o probabili), l’impatto della centrale a carbone è altrettanto pesante. Le centrali elettriche a carbone emettono quasi il 90% di tutto il mercurio che viene emesso annualmente in Liguria (Piano Regionale della qualità dell’aria 2006). Purtroppo anche le emissioni di altri metalli pesanti sono molto elevate. Per esempio l’emissione di arsenico, potente sostanza cancerogena, dalle centrali a carbone liguri assomma ad oltre il 40% delle emissioni totali regionali.
Secondo l’Ordine dei Medici di Savona, infine, nella già citata Relazione del 2010 si arrivava a concludere che le particelle fini (PM 2,5) primarie e secondarie rappresentano probabilmente il principale problema legato all’impatto ambientale della centrale di Vado-Quiliano, principalmente in rapporto alle elevatissime emissioni di ossidi di zolfo.

Roberto Mostarda