Decisamente forte il settore del biodinamico la cui domanda è giunta a crescere più dell’offerta ma che ancora risulta non «convocato» tra i temi dell’EXPO. Un Convegno, organizzato a Milano dall’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica in collaborazione con l’Università Bocconi, tira le somme del comparto e ne predice un «dinamico» futuro
Estremamente dinamico il settore biodinamico, a giudicare dai numeri che raccontano un interesse sempre più vasto, tanto che c’è chi giurerebbe che potrebbe rappresentare un importante asset economico, sociale e culturale per l’Italia. Così, nell’ambito del più vasto mondo della produzione biologica, il biodinamico traccia una via tutta personale, raccontata nel congresso del 20 febbraio di Milano organizzato dall’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e dedicato al tema «Oltre EXPO. Alleanze per nutrire il Pianeta».
Innanzitutto un dato, sottolineato dal presidente dell’Associazione Carlo Triarico “Gli agricoltori biodinamici vendono il 60% della loro produzione all’estero: in Germania, in buona parte, ma anche in Paesi in cui si apre l’era del consumo di prodotti buoni, puliti e sicuri”. “Oggi – ha aggiunto – il settore biologico raggiunge complessivamente 55 miliardi di euro di fatturato a livello mondiale, ma si tratta di un dato economico in continua crescita. La domanda di cibi sani, saporiti e coltivati in armonia con la natura è ormai molto al di sopra dell’offerta: abbiamo bisogno di nuovi agricoltori biodinamici e biologici, soprattutto in Italia che è il primo produttore bio a livello europeo”.
Pratica virtuosa in attesa dell’EXPO…
“Il primo fatto di cui tutti i biodinamici sono fieri è che la nostra agricoltura, a differenza di quella convenzionale, non toglie risorse e fertilità alla terra, ma gliele restituisce”, ha sottolineato ancora il Presidente dell’Associazione. “Ci sono però anche altri motivi di orgoglio: le 4.500 aziende agricole biodinamiche italiane sono ancora oggi una piccola realtà, ma la crescita, soprattutto a livello di lavoro per i giovani, è provata dai numeri. Ora tocca alle politiche di sistema fare la loro parte. Per questo – ha aggiunto – chiediamo anche che il biologico e il biodinamico diventino temi portanti di EXPO 2015. Oggi, negli incontri preparatori, sono assenti. E questo nostro congresso chiede che ci sia invece un impegno e delle prese di responsabilità collettive nei confronti di un’agricoltura che cura la terra, non usa pesticidi, mitiga i cambiamenti cimatici ed è fondata su prezzi giusti per gli agricoltori e i lavoratori”.
A questa richiesta si aggiunge il coro dei numerosi imprenditori e agricoltori che raggiungono importanti risultati economici coltivando i campi in armonia con la biodinamica. Esempi eclatanti sono aziende come l’egiziana Sekem, con i suoi 5.000 ettari di deserto ora trasformati in buona terra fertile dalla cura biodinamica o, nel nostro panorama, come l’azienda agrozootecnica Di Vaira, la prima in assoluto nel Molise per dimensioni e produttività. Possono dire orgogliosamente «la loro» anche imprenditori come Enrico Amico, che nella sua azienda del Casertano ha recuperato una razza di maiali, il suino nero casertano, in precedenza sull’orlo dell’estinzione e contemporaneamente ha aperto punti di vendita e di ristoro non solo nelle maggiori emergenze archeologiche campane (come l’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere) ma anche a Londra.
Non ci sono dubbi dunque, secondo gli esperti riuniti a Milano, sul ruolo strategico chiamato a giocare dal Biodinamico nel prossimo futuro. La frontiera del bio è destinata ad allargarsi prepotentemente verso altri Paesi. È la storia che già ci sta raccontando la Cina, la cui crescita tumultuosa del biologico, pone il Paese al quarto posto nella classifica del biomercato mondiale con 2,4 miliardi di euro di fatturato.










































