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Descalzi: su Viggiano andremo fino in fondo

Eni Val D'Agri

L’Amministratore Delegato di Eni sull’inchiesta rifiuti dello stabilimento della Val d’Agri: “Abbiamo la coscienza a posto, investiti miliardi in ambiente e sicurezza”


•• “Sono fiero di vivere in quella che alcuni definiscono una pattumiera: è casa mia ed è la più bella e pulita al mondo. Chi dice che Eni è una pattumiera venga a dirmelo in faccia”. Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, ha utilizzato una metafora per rivendicare la correttezza dell’operato dell’Azienda nel corso di un’audizione presso le Commissioni sulle Attività Produttive di Camera e Senato, in cui ha preso posizione sulle vicende giudiziarie degli ultimi giorni.

Val d’Agri, stop alla produzione

Eni è presente in Basilicata in Val D’Agri e nelle aree di Pisticci e Ferrandina con attività di upstream petrolifero (ricerca e produzione di idrocarburi). Nei giorni scorsi, il Centro Olio Eni di Viggiano si è trovato al centro di un’inchiesta della procura di Potenza che ha portato finora a sei arresti con l’accusa di traffico e smaltimento illegale di rifiuti e alla sospensione della produzione del Centro. Accuse cui Descalzi ha replicato con fermezza: “Abbiamo la coscienza a posto. La cosa che mi indigna di più è che c’è chi racconta cose senza capire e approfondire, danneggiando il sistema industriale sociale. Siamo sicuri di quello che abbiamo fatto, spendendo miliardi per la qualità delle acque”.

Eni – si legge in una nota diffusa dalla società – chiederà al Tribunale del Riesame una rivalutazione del provvedimento di sequestro e l’accertamento, mediante un incidente probatorio, della correttezza delle modalità di operatività dell’impianto e in particolare della mancanza di pericolosità delle acque re-iniettate. “Non mi interessa tenere ferma la produzione uno o due anni, andremo fino in fondo” prosegue Descalzi, che sottolinea i grandi investimenti in salute e sicurezza stanziati dal Gruppo. “Abbiamo il massimo rispetto della magistratura e offriamo totale collaborazione, ma con serenità e convinzione possiamo dire di aver fatto tutto e di più per essere in regola in un territorio che è il nostro territorio, perché siamo lì da anni”. 

La sostenibilità al centro

Nel mercato di oggi l’attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio non è più opzionale per un’azienda quotata in Borsa. Un numero sempre maggiore di investitori, in tutto il mondo, considera la sostenibilità un fattore prioritario per giudicare l’affidabilità di un’impresa. In quest’ambito, spiega Descalzi, “l’Italia è il secondo Paese al mondo: dei 17,2 miliardi di euro spesi in investimenti e costi operativi, il 36% sono stati destinati a sicurezza, ambiente e bonifiche. Gli investimenti in questo settore sono più importanti di tutto il resto ed Eni negli ultimi tre anni è la migliore società al mondo in «Health and Safety». Entro il 2020 stanzieremo ulteriori 8 miliardi di euro”. 

Resistere a un contesto difficile

L’AD di Eni è poi tornato sul futuro del Centro Olio di Viggiano, il cui stop alla produzione avrà delle ricadute anche sulla raffineria di Taranto che “vive del petrolio della Val D’Agri e ora sarà costretta a produrre con petrolio proveniente da altre zone, con un costo superiore di circa 4-5 dollari al barile e il conseguente aumento delle emissioni di CO2 dovute al trasporto”.

Il prezzo del petrolio sta raggiungendo i minimi storici, e ciò ha un impatto negativo su tutto il settore. Un contesto difficile al quale Eni ha scelto di reagire adeguando la struttura dei costi societari al nuovo scenario. “Le aziende del settore hanno ancora una struttura di costi allineata a prezzi del petrolio intorno ai 70 dollari al barile. Questo blocca l’industria. Noi stiamo costruendo un’azienda che resista ai prezzi bassi”.

Un processo di razionalizzazione della spesa che l’azienda sta mettendo in campo senza però effettuare tagli al personale. “Abbiamo ridotto i costi salvaguardando tutti i posti di lavoro. Per noi l’investimento sulla persona è cruciale. Impieghiamo dagli 8 ai 10 anni per formare un ingegnere o un geologo, e non vogliamo perdere queste competenze” ha concluso Descalzi. 


Paolo Magnani
[11 Apr 2016]