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Il «gas di shale»: una bolla finanziaria pronta a scoppiare

Fracking

di Ugo Bardi • La «nuova era» dei combustibili fossili è stata la notizia dell’anno nel 2012, con la promessa di decenni di abbondanza. L’ottimismo sulla disponibilità di risorse fossili, tuttavia, è stato quasi tutto basato sulle tendenze in crescita della produzione di idrocarburi «non convenzionali» (e in particolare del «gas di shale») negli Stati Uniti. Nel 2013, tuttavia, stiamo vedendo l’inizio di un’inversione di tendenza. I decenni di abbondanza promessi potrebbero rivelarsi soltanto una bolla finanziaria di breve durata

 

 

•• Gli ultimi anni hanno visto un’inversione di tendenza con gli idrocarburi fossili negli Stati Uniti con una rapida crescita dell’estrazione di risorse «non convenzionali», sia in termini di gas come di liquidi combustibili. In particolare, ha destato molto interesse il «gas di shale», ovvero gas naturale intrappolato nelle formazioni di scisti bituminosi. Questa crescita produttiva generalizzata ha generato valutazioni molto ottimistiche, come per esempio nel «World Energy Outlook»[i] dell’IEA, ma anche molte critiche[ii],[iii],[iv]. Stiamo veramente vedendo una «nuova era» nella produzione di idrocarburi, come alcuni hanno sostenuto? Oppure stiamo semplicemente osservando una tendenza a breve termine, una «bolla finanziaria»?

Vediamo per prima cosa di esaminare i dati disponibili. Nella figura 1, i dati per il petrolio e il gas sono espressi in unità omogenee di energia, ovvero in exajoule (EJ), uguale a 1018 joule. Un piede cubico di gas si assume come corrispondente a1.1×106 J (joule) e un barile di petrolio come equivalente a 6.1×109 J.

 

Figura 1

 

La produzione di petrolio negli Stati Uniti ha seguito una curva che corrisponde abbastanza bene alle previsioni fatte con il «modello di Hubbert» già nel 1956[v], un modello che si è rivelato approssimativamente valido in molti casi[vi],[vii]. Tuttavia la produzione ha mostrato un’inversione di tendenza nel 2008, dovuta quasi esclusivamente all’entrata in produzione di liquidi non convenzionali ottenute dai depositi di scisti. Per quanto riguarda il gas, la produzione ha cominciato a deviare dalle previsioni di Hubbert già nel 1985. La rapida crescita che vediamo oggi è cominciata nel 2006-2007.

Come possiamo spiegare queste tendenze? Come sempre, i modelli sono approssimazioni.

Il modello di Hubbert prevede che l’estrazione di una risorsa minerale segua una curva «a campana» sulla base di assunti piuttosto semplificati che tengono conto principalmente dell’aumento dei costi di estrazione via via che la risorsa si esaurisce[viii],[xiv]. Ma ci sono dei fattori sia tecnologici che economici che possono cambiare le cose. L’interpretazione prevalente, oggi, è che siano state le nuove tecnologie a causare la deviazione dalla curva. Tuttavia, se esaminiamo le cose in dettaglio, vediamo che queste tecnologie non sono poi tanto nuove.

Per esempio, il «fracking» si usava già nell’800[x]. Viceversa le deviazioni della produzione di gas dalla curva di Hubbert sono ben correlate con la variazione dei prezzi[xi]: a ogni aumento di prezzo del gas è corrisposto subito dopo un aumento degli «exploratory rigs»[xii] (figura 2) e un aumento produttivo un certo tempo dopo.

 

Figura 2

 

La stessa tendenza non la si vede con il petrolio, ma c’è una spiegazione. Il petrolio si trasporta facilmente sul mare per lunghe distanze ed è più facile rifornire il mercato americano importando petrolio da altri paesi, piuttosto che imbarcarsi nei grandi investimenti necessari per sfruttare risorse non convenzionali sul territorio nazionale. L’inverso vale per il gas naturale, che può trasportare sul mare soltanto per mezzo di un costoso e complesso processo di liquefazione criogenica.

Quello che stiamo vedendo oggi, quindi, non è tanto una «nuova era» degli idrocarburi che la tecnologia ci ha portato, quanto un caso in cui fattori di mercato hanno consentito di incanalare considerevoli risorse nell’industria, che ha potuto mantenere la produzione, e anche incrementarla, nonostante l’aumento dei costi di estrazione. Ma non ci dobbiamo dimenticare che il gas negli USA sta venendo estratto a ritmi mai visti prima e questo significa che le riserve si stanno esaurendo anch’esse a questi ritmi.

I dati più recenti indicano che il numero degli «exploratory rigs» negli USA è calato rapidamente[xiii]. Dato che le risorse vanno scoperte prima di poter essere estratte, questo calo indica un imminente declino produttivo.

L’andamento dei prezzi nettamente al ribasso sembra anche indicare che ci troviamo di fronte a un fenomeno di breve durata: una «bolla finanziaria» destinata a scoppiare in tempi brevi[xiv]. Questa interpretazione è confermata dagli ultimi dati disponibili[xv].

La produzione di gas naturale negli Stati Uniti è stata complessivamente superiore nel 2012 rispetto al 2011, ma la curva è rimasta sostanzialmente piatta: la produzione a dicembre del 2012 è praticamente uguale a quella del dicembre del 2011. Questo appiattimento della curva di crescita è un’indicazione di un imminente declino, in accordo con i dati sul declino dei pozzi esplorativi.

 

Figura 3

 

Il «gas di shale» è abbastanza rappresentativo del comportamento di quasi tutte le risorse non convenzionali e il caso degli Stati Uniti è rappresentativo della situazione generale, con risorse di entità simile che esistono anche in Cina e, in quantità molto minore, in Europa[xvi]. Siamo in grado di estrarre da queste risorse, ma a costi superiori a quelli delle risorse convenzionali. In aggiunta, l’estrazione genera grossi danni all’ecosistema, sia per questioni inerenti alle procedure stesse (il caso del fracking) sia per quanto riguarda la scarsa efficienza del processo, che si traduce in emissioni di gas serra più alte a parità di energia prodotta.

In sostanza non abbiamo davanti una vera «nuova era» dei combustibili fossili, ma soltanto un breve periodo di apparente abbondanza che stiamo pagando molto caro sia in termini di costi sia in termini di impatti sull’ecosistema.

 

Prof. Ugo Bardi
Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Firenze

 

 

 

Bibliografia


1. i International Energy Agency, 2012, World Energy Outlook. http://www.worldenergyoutlook.org/ – accessed Jan 12 2013.

2. ii     Mearns, E. 2012 «Response to Leonardo Maugeri’s Decline Rate Assumptions in “Oil: The Next Revolution”» http://www.theoildrum.com/node/9327. (accessed 14 Oct 2012)

3. iii    Laherrere, Jean, «Comments on Maugeri’s Oil Revolution», The Oil  Drum, 2012, http://www.theoildrum.com/node/9495 (accessed 09 10 2012).

4. iv     Tverberg, Gail, 2012, «IEA forecasts unrealistically high» http://ourfiniteworld.com/2012/11/13/iea-oil-forecast-unrealistically-high-misses-diminishing-returns/ accessed Nov 15 2012.

5. v     Hubbert, M. K., 1956 «Nuclear Energy and the Fossil Fuels», Presented before the Spring Meeting of the Southern District, American Petroleum Institute, Plaza Hotel, San Antonio, Texas, March 7-8-9, 1956.

6. vi Brandt, A.R. (2007). Testing Hubbert. Energy Policy, 35(May):3074-3088. DOI: 10.1016/j.enpol.2006.11.004.

7. vii     Bardi U., and  Lavacchi A., 2009 «A Simple Interpretation of Hubbert’s Model of Resource Exploitation», Energies, 2(3), 646-661; doi:10.3390/en20300646.

8. viii     Bardi, U., Lavacchi, A., Yaxley, L., 2011, «Modelling EROEI and net energy in the exploitation of non renewable resources» Ecological Modelling. 01/2011; 223:54-58.

9. ix     Ibid. ref 8.

    10. x     Francis, D. (December 1, 2006). «Torpedo tales». E&P Magazine. www.epmag.com/archives/oilFieldHistory/145.htm, accessed Jan 12, 2013.

    11. xi     International Energy Agency, «World Energy Outlook 2012» http://www.worldenergyoutlook.org/ (accessed Nov 15 2012).

    12. xii     Laherrere J.H. 2012 «Mise à jour Energie, Nature et les hommes du cours 2011» Master OSE CMA Oct http://aspofrance.viabloga.com/files/JL_Sophia2012.pdf, accessed Dec 2, 2012.

    13. xiii     Baker and Hughes, 2012, Investor relations. Rotary rig count. http://investor.shareholder.com/bhi/rig_counts/rc_index.cfm, accessed Nov 4th 2012.

    14. xiv     Rogers, D., «Shale Gas and Wall Street», February 2013, Shalebubble.org http://shalebubble.org/wp-content/uploads/2013/02/SWS-report-FINAL.pdf (acessed Feb 20 2013).

    15. xv     Energy Information Agency, 2013, http://www.eia.gov/dnav/ng/hist/n9050us2M.htm, accessed march 1, 2013.

    16. xvi     Joint Research Center (JRC) 2012, «Unconventional Gas: Potential Energy Market Impacts in the European Union» http://ec.europa.eu/dgs/jrc/downloads/jrc_report_2012_09_unconventional_gas.pdf accessed Feb 21 2013.