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A Genova si parla delle nuove rotte europee su rotaia

Ferrovie Genova

La Conferenza Internazionale sul Corridoio Reno-Alpi, in programma a Genova il prossimo 18 settembre, farà il punto sui prossimi scenari del trasporto ferroviario in Europa. L’evento è organizzato dall’Ufficio Federale dei Trasporti Svizzero e dal Gruppo Europeo di Interesse Economico per il Corridoio

C’è un’Europa nuova che sta nascendo, giorno dopo giorno. Ed è un’Europa che ha fretta di correre. È l’Europa delle ferrovie, dei binari ad Alta Velocità e Alta Capacità. È un’Europa che nasce in gran parte sottoterra, scavata nelle Alpi, e che sarà battezzata tra meno di due anni.

Il 2 giugno del 2016 entrerà in esercizio la galleria di base del Gottardo: la galleria ferroviaria più lunga del mondo (57 km) è inevitabilmente destinata a ridisegnare lo scenario del trasporto su ferro.

L’apertura del primo, grande tratto del progetto svizzero AlpTransit – l’imponente collegamento sotterraneo nord-sud attraverso le Alpi – è una formidabile opportunità per lo sviluppo del traffico merci e del trasporto rapido ed efficiente.

Ma per raggiungere quel livello di servizio di cui l‘Europa, nel traffico merci, ha urgente bisogno, è indispensabile una continua e attenta collaborazione fra i Paesi interessati dal corridoio Reno-Alpi. I lavori per il tunnel di base del Gottardo sono iniziati quindici anni fa: era infatti il marzo 1999 quando il Consiglio Federale Svizzero approvò il progetto definitivo e da allora, oltre ai 7,7 miliardi di euro spesi, molto è già stato fatto per raggiungere le intese transnazionali, riunendo sullo stesso tavolo operatori, utenti e istituzioni. Ora si tratta di mantenere la rotta, creando le capacità necessarie e lavorando insieme per il futuro del traffico merci. Un futuro che, dal 2016, sarà molto diverso dal presente per le numerose, complesse implicazioni che deriveranno dalla nuova, immensa infrastruttura.

Ferrovie Genova

A partire dalle sfide per gli operatori, al drastico modificarsi delle percorrenze orarie, fino ad aspetti apparentemente secondari, che poi tanto secondari non sono. Si pensi, ad esempio, al divieto di circolazione, imposto dalle Autorità Svizzere a partire dal 2020, per i vagoni merci dotati di freni in ghisa, per abbassare la rumorosità al transito dei convogli: il divieto rientra nel pacchetto di misure sancite, nel 2012, per ridurre i valori soglia delle emissioni foniche. Ne beneficeranno chi risiede lungo le linee ferroviarie svizzere ma, sicuramente, anche le imprese chiamate ad ammodernare i freni dei carri merci, riconvertendo la ghisa in materiale composito idoneo a garantire la funzione frenante ma tutelando il livello di rumorosità. E sono ancora molte migliaia, in Italia, i carri merci su cui occorre intervenire per adottare i c.d. «freni silenziosi».

Ce n’è abbastanza per ritenere che il 2016 possa essere ancora più decisivo di quanto fu il remoto 1882, quando l’apertura della linea del Gottardo, con la lunga galleria ferroviaria posta al culmine delle famose rampe elicoidali, ridisegnò la geografia economica di un continente che, già da allora, cercava una sua ragion d’essere. La stessa Europa che, oggi, deve correre ai ripari e approfittare ancora una volta della piccola Svizzera per avvicinare se stessa. Curioso il fatto che, quando cadde l’ultimo diaframma della galleria del Gottardo, il 15 ottobre del 2010, la concomitanza del vertice UE dei Ministri nel Lussemburgo impedì la presenza dei membri del governo dei trasporti europeo. Un’assenza che suonò a molti come una scorrettezza verso un paese che, per la sua posizione geografica, è condannato ad accogliere il traffico degli altri paesi. E che aveva riunito le televisioni di tutto il mondo per celebrare degnamente un evento storico. Qualcuno gridò allo scandalo, qualcuno cercò di prenderla con filosofia, qualcun altro cercò di salvare capra e cavoli dirottando lo svolgimento del meeting dei Ministri proprio in Svizzera, così da associare la presenza delle Autorità comunitarie al crollo del diaframma. Ma Bruxelles fu irremovibile: “la Svizzera – dissero a Bruxelles – non fa parte dell’Unione Europea, e quindi l’idea di svolgervi un incontro ufficiale della Comunità è politicamente improponibile”. Un atteggiamento di indifferenza che venne mal percepito, e forse non a torto, dalla Confederazione, rinfocolato dalla sensazione obiettiva che la nuova trasversale alpina – che dimezzerà i tempi di percorrenza fra i grandi centri economici europei (da Milano a Zurigo si passerà dalle attuali 4h10? a 2h40?) – servirà molto di più il continente che non la piccola Svizzera.

Ferrovie Genova

La Conferenza Internazionale di Genova ha anche la missione non scritta, ma tangibile, di superare queste frammentazioni internazionali. Si svolgerà per l’intera giornata di giovedì 18 settembre al Palazzo Ducale in piazza Matteotti, e vi sono attesi relatori qualificati, e di spessore, da tutta Europa. Nutrito il programma degli interventi, che inizieranno con un focus sulle implicazioni di Alptransit per le maggiori aree industriali italiane, per proseguire con una tavola rotonda sulla capacità o meno, per le imprese del nostro Paese ma anche per quelle delle altre nazioni, di essere pronte a operare nel nuovo assetto che l’infrastruttura imporrà. Fra i numerosi temi affrontati dalla Conferenza rientrano il ruolo dei porti europei, la capacità del Corridoio di costituire uno strumento competitivo per lo sviluppo dell’economia e il mercato e i modelli di finanziamento per le infrastrutture. La Conferenza Internazionale sul Corridio Reno-Alpi è organizzata dall’Ufficio Federale dei Trasporti Svizzero, e dal Geie (Gruppo Europeo di Intervento Economico) per lo sviluppo del Corridoio. 

Alessandro Ferri
[12 Set 2014]