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TIR: l’Unione europea sospende la liberalizzazione del cabotaggio

Tir -Protectaweb

Prevista per il 2014, sollevava il timore dell’invasione crescente dei vettori stranieri decisamente competitivi. Per il momento il rischio è scongiurato. Ma intanto si chiede a Bruxelles l’armonizzazione fiscale e delle norme sul lavoro in tutta la comunità, per evitare la distorsione della concorrenza


 

•• La notizia che l’Unione Europea ha sospeso la liberalizzazione del cabotaggio terrestre, diramata dalla Commissione Trasporti, ha permesso agli addetti e alle associazioni di settore di tirare un corposo sospiro di sollievo.

Da tempo, infatti, quasi tutti i Paesi membri dell’Unione, e molte Associazioni europee dei trasportatori (fra cui l’italiana Anita, Associazione Nazionale Imprese Trasporti Automobilistici) cercano di contrastare questo processo di liberalizzazione, trovando alleanze non solo in seno al settore, ma anche con la Federazione europea dei sindacati del trasporto.

I rischi della liberalizzazione

Ma che cos’è il cabotaggio? E, soprattutto, in cosa consiste il processo di liberalizzazione? E per quali ragioni molti Stati e Associazioni di categoria vi si oppongono?

Il «Cabotaggio Terrestre» è, in sostanza, l’effettuazione di un trasporto all’interno di un altro Paese comunitario, diverso da quello dove ha sede l’impresa: come se un’impresa di trasporti italiana trasportasse delle merci da Monaco a Berlino, per fare un esempio.

Il «Cabotaggio Terrestre» autorizza, pertanto, un vettore comunitario non residente in uno Stato a effettuare – a titolo temporaneo – trasporti di merci su strada, dal territorio di un altro Stato comunitario senza avere sede nello stesso. Questa concessione prevede, ovviamente, il rispetto di tutte le normative dello stato «ospitante», e un’articolata serie di adempimenti fiscali e amministrativi.

 

Tir - ProtectawebLa liberalizzazione del cabotaggio, prevista a partire dal 2014, è sempre stata avversata dalle imprese di trasporto, preoccupate per l’invasione crescente dei vettori dei Paesi orientali. Paesi che, a causa delle differenze salariali degli autisti, possono praticare costi molto più bassi. L’assioma è sempre quello: tutte le volte che si vuole liberalizzare un settore senza aver preventivamente creato un mercato, sorge sempre un problema. E il problema, in pratica, è sempre quello storico della concorrenza: più essa avviene in presenza di forti distorsioni di base, più si accentuano le criticità sociali e dei compartimenti occupazionali.

Per prevenire immaginabili conseguenze negative di un ingresso indiscriminato, sulle strade e autostrade europee, di TIR polacchi, russi, rumeni e via elencando, le associazioni hanno ripetutamente chiesto a Bruxelles di avviare, preventivamente, l’armonizzazione fiscale e delle norme sul lavoro in tutta la comunità, evitando così la distorsione della concorrenza. Dopo le ripetute pressioni nelle varie istituzioni comunitarie, dalla Commissione al Parlamento, è giunta una risposta ufficiale del Commissario ai Trasporti, Siim Kallas, che martedì 14 maggio 2013 ha comunicato la sospensione della liberalizzazione del cabotaggio terrestre. Liberalizzazione che, come noto, era prevista per il 2014. “È chiaro che il ruolo del cabotaggio deve evolvere nel lungo termine, ma va fatto in maniera corretta e consultando tutte le parti interessate – ha dichiarato il portavoce della Commissione europea Trasporti ed ha aggiunto – nel breve periodo, sarà possibile aumentare il controllo delle norme, inclusi gli aspetti sociali e far funzionare meglio il mercato per il bene di entrambe le parti, di chi lavora nel settore e soprattutto dell’economia europea che dipende in maniera vitale dall’efficienza dei servizi di trasporto. Questo sarà il punto chiave di ogni azione che s’intraprenderà nei prossimi mesi”.

 

Tutto bene, almeno per ora! Il sospiro di sollievo però, come tutte le cose positive, è a scadenza: la possente, complessa (e, per dirla tutta, costosissima) burocrazia di Bruxelles non sembra per ora intenzionata ad annunciare una data alternativa o, quanto meno, una tempistica delle fasi in cui verranno affrontate, nelle sedi opportune, le delicatissime questioni in atto. Proprio secondo i crismi della Nobile Arte del Rinvio, comportamento tipicamente italico che non conosce confini o barriere…

 

Alessandro Ferri