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I solventi ecologici piacciono. Ma non in Cina

Solventi

Alessandro Ferri • Uno studio della IHS ha dimostrato come la crescente sensibilizzazione ambientale e le nuove, restrittive regole nel settore dei solventi, spingano inevitabilmente l’industria mondiale verso soluzioni ecocompatibili. E obbligate

 

 

•• Negli ultimi quindici anni, la domanda di solventi di tipo tradizionale – altamente tossici per le persone, e ancor più dannosi per l’ambiente – è andata in netto e irreversibile calo nelle cosiddette «nazioni sviluppate». Ma, per contro, è stata in costante aumento nelle economie in via di sviluppo, come ovviamente la Cina.

 

A indurre questo spostamento di asse – che accentua, di fatto, il divario tra la periferia e i quartieri eleganti del Pianeta – è stato un complesso di ragioni: la progressiva e irreversibile sensibilizzazione ambientale nella collettività, sorretta da una coscienza ambientale ed etica ma, soprattutto, dalle normative nazionali e sovranazionali sempre più limitative verso prodotti non più accettabili per le tossicità e i rischi indotti dal loro impiego.

Cresce invece la domanda in Cina degli stessi prodotti rifiutati dal mondo occidentale: inchiostri, adesivi, vernici, additivi chimici e composti per la pulizia e l’agricoltura.

La verità in un Rapporto di ricerca

SolventiÈ il concetto guida espresso dal Rapporto di ricerca IHS, sul mercato globale della chimica, presentato il 26 agosto. Nel volume di 427 pagine «Opportunità per i solventi più ecologici» è spiegato come nel consumo globale di solventi (28 milioni di MMT: tonnellate metriche) la Cina assorba oltre 9 MMT, seguita dai 6 MMT dell’Europa e i 5 degli USA.

Come si è giunti a questo scenario? In Cina la domanda di solventi è destinata ad aumentare costantemente tra il 5 e il 6% annuo, anche per la continua delocalizzazione dei processi industriali per i quali si consumano grandi quantità di solvente (come il rivestimento di mobili in legno e l’assemblaggio delle scarpe).

In Cina non sono ancora state introdotte – ne è pensabile ipotizzare quando ciò accadrà – le normative atte a ridurre le emissioni atmosferiche e l’uso di componenti pericolose per la salute. “Il solvente ideale non sempre esiste – spiega Eric Linak, l’analista di IHS autore del Rapporto – e i produttori devono trovare un compromesso tra efficienza, costi e impatto ambientale: passare da un composto pericoloso a uno più ecocompatibile ha in genere un costo elevato. Oppure compromette la qualità del prodotto finale, o entrambe le cose”.

Le regole

I solventi sono una delle classi più regolamentate nell’ambito della chimica, e tendono ad essere disciplinati collettivamente come composti organici volatili (COV), che favoriscono la formazione di ozono a livello inferiore.

USA ed Europa hanno imposto, negli ultimi venti anni, restrizioni più severe sui solventi: in particolare, con il recepimento europeo della normativa sulla registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche (REACH), nel 2007. REACH richiede valutazioni sulla tossicità di migliaia di sostanze: e i produttori, per rispettare il regolamento di emissione di solventi, hanno la possibilità di installare i controlli tecnici per limitare tali emissioni. Nel settore del lavaggio a secco, ad esempio, le emissioni di percloroetilene sono stati drasticamente ridotte (ben il 90%) con l’adozione, da parte dei gestori degli impianti, di sistemi per la pulizia e riciclaggio delle apparecchiature.

Il presente e il futuro

Solventi - inquinamentoBenché negli ultimi 30 anni si sia orientati su tecnologie contenenti meno solvente (ad esempio vernici in polvere, alto contenuto in solidi e rivestimenti a base acquosa), quasi la metà di tutti i rivestimenti utilizzati sono ancora a base di solventi.

Per Eric Linak, tuttavia, “questa percentuale continuerà probabilmente a diminuire: norme più restrittive sui rivestimenti entreranno in vigore negli USA e nella UE nei prossimi cinque anni”. C’è un crescente uso, si osserva nel rapporto, di COV esenti da solventi, che negli Stati Uniti hanno contribuito in misura significativa a ridurre l’inquinamento atmosferico.

I solventi meno pericolosi per l’uomo e per l’ambiente rientrano nella cosiddetta «chimica verde», come quelli basati sui liquidi ionici, che non hanno alcuna pressione di vapore, e quindi non comportano nessuna dissipazione nell’ambiente.

Linak ricorda che diversi materiali a base biologica sono disponibili già da oltre 15 anni, e hanno goduto di un certo successo commerciale in mercati di nicchia. “L’opportunità di sviluppare solventi con minore impatto ecologico e tossicologico è reale, grazie alla divulgazione nella conoscenza ambientale, e con la sempre maggiore rigidità normativa nel settore”.

 

Per maggiori informazioni: www.ihs.com e susan.wright@ihs.com

Alessandro Ferri