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Editoriale: «Biodiversità»

di Tony Colomba

 

Il declino e l’estinzione di moltissime specie si verifica oggi in natura con un ritmo circa 100 volte più elevato di quanto ritenuto accadesse 150.000 anni fa. L’arrivo dell’« Homo sapiens », e la sua «evoluzione», ha infatti introdotto in un ambiente incontaminato ancora all’epoca della rivoluzione industriale, molteplici fattori di disturbo nei confronti dell’habitat: cambiamenti climatici, frammentazione e distruzione degli ambienti naturali, introduzione di specie alloctone, inquinamento e sfruttamento eccessivo delle risorse. Si stima, ad esempio, che l’estinzione delle piante sul nostro Pianeta sia stata accelerata per fattori antropici e, solamente negli ultimi 50-60 anni, con un tasso variabile tra 100 e 1.000 volte quello ritenuto standard.Nei documenti ufficiali si legge che “un anfibio ogni tre, un volatile su otto, un mammifero ogni cinque rischiano l’estinzione a livello mondiale se non sarà attuato nel prossimo decennio quanto è stato stabilito a ottobre 2010 in Giappone, al vertice di Nagoya” dove si è svolta la decima Conferenza dei Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione per la Diversità Biologica (CBD): centonovantatre Paesi si sono posti come obiettivo comune l’adozione di un Piano strategico per la salvaguardia della biodiversità ed hanno individuato, quale termine per una verifica dei risultati conseguiti per la tutela dell’ambiente e la protezione di tutte le specie viventi, l’anno 2020. Tutti i Paesi partecipanti hanno espresso soddisfazione nell’accordo raggiunto su molte iniziative volte a fermare la perdita di biodiversità. In questo senso va la decisione di aumentare la superficie delle aree oceaniche protette che dovrà passare dall’1 al 10 per cento; mentre la superficie protetta terrestre passerà dal 13 al 17 per cento. Per quanto riguarda la lotta ai cambiamenti climatici, a Nagoya è stata sottolineata l’importanza della riduzione delle emissioni da deforestazione, particolarmente nei Paesi in Via di Sviluppo, e della gestione forestale sostenibile con l’aumento degli stock forestali di carbonio: è opportuno ricordare, infatti, che una pianta dal diametro di 25-30 centimetri assorbe ogni anno circa 30 kg di anidride carbonica (CO2) e rilascia una quantità di ossigeno equivalente a quella necessaria alla vita di dieci persone. Inoltre, 20 alberi sono in grado di annullare le emissioni annue di CO2 prodotta da un’automobile, mentre le fasce di vegetazione lungo le strade possono ridurre l’inquinamento acustico del 70-80 per cento. Nella consapevolezza che la perdita di biodiversità non rappresenta solo un problema per il valore intrinseco della natura ma ha gravi e pesanti ripercussioni sulla qualità della vita e sulla salute umana, l’Italia ha ritenuto importante dare nel 2010 una risposta strategica ed organica: in piena sintonia con le politiche internazionali ed europee, l’impegno dell’Italia per la biodiversità degli ultimi anni si è concretizzato nell’adozione della Strategia Nazionale per la Biodiversità, attraverso la quale si cercherà nel prossimo decennio di integrare le esigenze di conservazione della biodiversità con lo sviluppo e l’attuazione delle politiche nazionali di settore. La Strategia, presentata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è stata oggetto di confronto e dibattito con il mondo scientifico e con la società civile ed è stata poi approvata dalla Conferenza Permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome. Per l’Italia la possibilità di conseguire con successo gli obiettivi della Strategia nel decennio 2011-2020, rispondendo efficacemente all’impegno di conservazione e uso sostenibile della biodiversità post 2010, dipenderà da alcuni fattori fondamentali: innanzitutto dalla realizzazione di un’effettiva integrazione della tutela ambientale nelle singole politiche settoriali (agricoltura, pesca, energia, infrastrutture, turismo); poi da una efficace governance della sua attuazione, sia attraverso il suo costante adeguamento ai contesti internazionali sia attraverso la partecipazione attiva di tutti i livelli istituzionali e di tutti gli attori pubblici e privati; garantendo un’adeguata mobilitazione di risorse finanziarie, non solo risorse interne ma anche finanziamenti comunitari connessi alla salvaguardia dell’ambiente. Sarà inoltre indispensabile attivare sinergie importanti con il mondo delle multinazionali, anche perché questo sarà uno dei temi di EXPO 2015, al fine di sviluppare meccanismi finanziari innovativi che trasformino l’attuale crisi economica in un’occasione di sviluppo economico sostenibile. Insieme al Ministero dell’Ambiente, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ha colto questa sfida come un impegno preciso e, attraverso la Direzione generale per lo Sviluppo rurale, ha individuato la biodiversità, i cambiamenti climatici e la tutela del paesaggio agrario come obiettivi da rafforzare nella recente revisione del Piano Strategico Nazionale dello Sviluppo Rurale 2007-2013. La biodiversità forestale in Italia, come in tutta la regione mediterranea, è in genere più ricca rispetto alle altre regioni d’Europa: all’elevata varietà di specie nello stato arboreo, si aggiunge una notevole variabilità ecologica del patrimonio forestale italiano, cui è associata una componente floristica e faunistica estremamente ricca. In questo contesto è fondamentale la piena attuazione di una politica forestale nazionale che porti alla valorizzazione del patrimonio forestale italiano sia per la tutela della biodiversità forestale, sia come contributo alla riduzione dei gas serra nonché come fattore determinante di contrasto al dissesto idrogeologico. A livello europeo risulta che gli habitat acquatici e le torbiere siano quelli maggiormente minacciati ed appare quindi urgente attuare azioni di tutela delle risorse idriche e degli ecosistemi acquatici ad essi associati. L’integrazione degli strumenti previsti dalle diverse Direttive europee permetterebbe di ottimizzare le risorse e i tempi necessari per attuare azioni più appropriate per la tutela ed il monitoraggio della biodiversità degli ecosistemi acquatici e per la valutazione dell’efficacia delle misure di conservazione, sia nelle Aree protette sia al di fuori, per il rilevante ruolo di connessione ecologica svolto dai corsi d’acqua e dalla relativa vegetazione ripariale. Un ruolo fondamentale nella tutela della biodiversità e per l’attuazione della Strategia Nazionale per la Biodiversità va attribuito alle Aree naturali protette, in quanto laboratori privilegiati per sperimentare nuovi modelli di sviluppo sostenibile, che possano garantire una più alta qualità della vita per popolazioni ben più consistenti rispetto a quelle ricomprese all’interno del loro perimetro fisico. Le Aree protette costituiscono l’esempio tangibile dell’effettiva praticabilità di percorsi che vedono nella conservazione e nella promozione della biodiversità il motore primario per il conseguimento di benessere sociale e di opportunità di sviluppo durevole e sostenibile.

Tony Colomba