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CHE SUCCEDE A ITALO?

ITALO

Il palcoscenico di fine estate mette in scena le difficoltà di NTV, sfidante di Trenitalia nell’Alta Velocità. A gettare benzina sul fuoco, gli scontri via Twitter con il vice-Presidente del Senato Gasparri

•• NTV, ovvero Nuovo Trasporto Viaggiatori: è la società nata nel 2006 che, dal 2012, opera sulla rete nazionale i treni ad Alta Velocità «Italo», in stretta competizione coi «Frecciarossa» e «Frecciargento» di Trenitalia. A molti è parso davvero incredibile che nel nostro paese, tante volte additato come culla del monopolismo, dove qualunque riforma in nome della liberalizzazione stenta a decollare, sia nata una singolare forma di concorrenza sui binari. Una concorrenza che non esiste in nessun altro paese europeo, accolta fin dal primo giorno con entusiasmo dalla clientela. Purtroppo NTV è in crisi.

Diego Della ValleEd è una crisi molto seria, al punto che nelle prossime settimane trecento dipendenti (su un totale di mille) potrebbero essere messi in mobilità. Malgrado i passeggeri siano aumentati da due milioni ai 6,2 milioni all’anno, malgrado il crescente gradimento dei viaggiatori, l’azienda fondata da Luca di Montezemolo, Diego Della Valle, Giuseppe Sciarrone e Gianni Punzo ha finora accumulato perdite per 156 milioni di euro, e un debito complessivo di 781 milioni. Tagliare del 30% il personale (già in contratto di solidarietà) significherebbe inevitabilmente incidere sul potenziale dell’Azienda e, di conseguenza, sull’indotto, che occupa a sua volta un ulteriore migliaio di lavoratori. Ma come si è giunti a questa situazione?

Federica GuidiPer i vertici NTV, tutto ha origine da un concorso di circostanze sfavorevoli: dopo la guerra dei prezzi, e la sostanziale mancanza di operatività della neonata Authority nei Trasporti, la mazzata finale è giunta con il Decreto Competitività del Ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, che ha aumentato del 15% il «pedaggio» dovuto al gestore dell’infrastruttura ferroviaria. Ogni anno, per accedere alla rete, NTV pagava 120 milioni di euro all’anno: ma con il nuovo Decreto – che sancisce la fine del regime tariffario agevolato, stabilita nel 1963 – la cifra in questione sale di 15-20 milioni (suggeriamo la lettura di questo approfondimento sul blog dell’Istituto Bruno Leoni: http://www.leoniblog.it/2014/08/07/la-malattia-degenerativa-dello-statalismo-il-caso-dei-sussidi-ferroviari/).

I vani tentativi di Della Valle di far recedere il Ministro Guidi sulla sua posizione, hanno provocato un’aspra polemica tra i due: per il boss di NTV al Ministero dello Sviluppo economico siederebbero “persone incompetenti e inesperte”, mentre la Guidi ha definito il “re delle scarpe marchigiano un grande imprenditore che, qualche volta, fa l’opinionista”.


Maurizio GasparriIn pratica, non se le sono certo mandate a dire; ma è niente, tuttavia, rispetto ai calibri sparati contro NTV nientemeno che dal vice-Presidente del Senato. Sul suo profilo Twitter Maurizio Gasparri ha scritto: “Italo Treno ma che promozioni, presto chiuderete”; e “siete quasi falliti, rischioso comprare i biglietti venduti da Della Valle&Montezemolo”. Parole che hanno lasciato sconcertato più di un follower: in questa vibrante e scomposta ode a tutto ciò che è pubblico riecheggia, infatti, non tanto il senso dello Stato, di cui Gasparri dovrebbe essere portatore, bensì un più cupo – e sempre più antistorico – culto dello Stato, chiaro sintomo di una diffusa, inguaribile e indifendibile voglia di un rassicurante, consolidato e costosissimo monopolio istituzionale. Con buona pace dell’ideologia che anima (animerebbe?) il Centrodestra – compagine politica di cui lo stesso Gasparri è fiero rappresentante, – per la quale l’economia dovrebbe essere libera da «lacci e lacciuoli», e vitalizzata da massicce dosi di concorrenza, mercato e liberalizzazioni. Lo sconcerto, insomma, è forte. E sono forti anche le reazioni.

Antonello Perricone“Trovo inaccettabile, gravissimo e anche vergognoso che un vice-Presidente del Senato abbia scritto quelle cose. E trovo sorprendente che nessuno della politica in merito abbia reagito, anche arrivando a chiedere, per esempio, le sue dimissioni”. Così ha risposto all’Ansa il Presidente di NTV Antonello Perricone, alle dichiarazioni di Gasparri, nei cui confronti ha annunciato una querela. E mentre i ragazzi di «Italo» (l’età media dei dipendenti NTV è 27 anni) aspettano fiduciosi un’evoluzione positiva della vicenda, i vertici sono impegnati a ridisegnare l’assetto organizzativo aziendale. Ben sapendo che il trasporto su ferro non è come quello aereo: e ben sapendo che NTV non è Alitalia. Stavolta non c’è un’«Etihad su rotaia»: non ci sono gli arabi dietro l’angolo, col cappello pieno di soldi, pronti a comprarsi tutto. Stavolta è in gioco il salvataggio della più importante opera di liberalizzazione degli ultimi vent’anni. Un’eventuale riduzione del personale comporterebbe, giocoforza, una contrazione dei servizi, a partire dal numero delle corse fino alla graduale contrazione dell’attività. Accendendo così un triste, pericoloso «effetto domino» che oltre a riflettersi, ovviamente, sulla soddisfazione della clientela viaggiante, ricadrebbe inevitabilmente sull’attrattiva di NTV per gli investitori – italiani o stranieri che siano – pregiudicando così, e forse in modo irrimediabile, le possibilità di crescita per il mercato italiano. Ecco perché NTV deve tenere duro. Ecco perché dobbiamo (tutti) crederci ancora.

Alessandro Ferri
[05 Set 2014]