di Roberta Di Giuli • 166 tipi di pesticidi rilevati nelle acque italiane. È il risultato di uno studio dell’Istituto, che denuncia: il 13,2% delle acque superficiali mostra livelli di tossicità per gli organismi acquatici superiori ai limiti
•• La lotta ai pesticidi sembra segnare una battuta di arresto se si valutano i risultati presentati dall’ISPRA nel Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque 2013, realizzato dall’Istituto sulla base delle informazioni fornite dalle Regioni e dalle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente. Nel rapporto infatti, che analizza – con un monitoraggio più completo ed ampio – l’evoluzione della contaminazione sulla base dei dati raccolti a partire dal 2003, emerge un aumento della frequenza di pesticidi nei campioni delle due tipologie di acqua prese in esame.
Contaminazione delle acque
Un passo indietro rispetto al passato se si verifica il livello di contaminazione delle acque italiane superficiali e sotterranee: nel 2010 sono stati rinvenuti residui nel 55,1% dei 1.297 punti di campionamento delle acque superficiali e nel 28,2% dei 2.324 punti di quelle sotterranee, per un totale di 166 tipologie di pesticidi, contro le 118 del biennio 2007-2008, individuate nella rete di controllo ambientale delle acque italiane. La maggior parte sono residui di prodotti fitosanitari usati in agricoltura – solo in questo campo si utilizzano circa 350 sostanze diverse per un quantitativo superiore a 140.000 tonnelate – ma anche di biocidi (pesticidi per uso non agricolo) impiegati in vari campi di attività. Anche se spesso basse, le concentrazioni indicano complessivamente una diffusione molto ampia della contaminazione.
Altro dato poco rassicurante, nel 34,4% dei punti delle acque superficiali e nel 12,3% dei punti di quelle sotterranne i livelli misurati risultano superiori ai limiti delle acque potabili. Le concentrazioni sono state confrontate anche con i limiti di qualità ambientale, recentemente introdotti, basati sulla tossicità delle sostanze per gli organismi acquatici. In questo caso, il 13,2% dei punti delle acque superficiali e il 7,9% di quelli delle acque sotterranee hanno concentrazioni superiori al limite.
Le aree più minacciate
È la pianura padano-veneta a presentare i livelli di contaminazione più ampi. A giocare un ruolo in questo non incoraggiante primato sono le caratteristiche idrologiche dell’area, il suo intenso utilizzo agricolo, ma anche il fatto, non secondario, che le indagini sono sempre più complete e rappresentative nelle regioni del nord. Ma anche al centro sud un monitoraggio più accurato sta portando alla luce una contaminazione significativa.
Intanto, in merito alla voce «presenza di miscele nelle acque», le analisi presentano fino a 23 sostanze diverse in un solo campione. Per questi «cocktail» inquinanti mancano ovviamente dati sperimentali sugli effetti combinati delle miscele e adeguate metodologie di valutazione. È reale, quindi, la possibilità che il rischio derivante dall’esposizione ai pesticidi sia attualmente sottostimato. Questo impone una particolare cautela anche verso i livelli di contaminazione più bassi. Le sostanze concepite per combattere organismi nocivi, infatti, sono potenzialmente pericolose anche per l’uomo. La rete ambientale è finalizzata alla salvaguardia degli ecosistemi acquatici e non al controllo delle acque utilizzate per scopo potabile, ma queste ultime spesso attingono agli stessi corpi idrici, il che si traduce per l’uomo in un’esposizione indiretta ai contaminanti, attraverso, ad esempio, la catena alimentare.
Le presenze… non gradite
I pesticidi più rilevati nelle acque superficiali sono: glifosate, AMPA, terbutilazina, terbutilazina-desetil, metolaclor, cloridazon, oxadiazon, MCPA, lenacil, azossistrobina. Nelle acque sotterranee, con frequenze generalmente più basse, le sostanze presenti in quantità maggiore sono bentazone, terbutilazina e terbutilazina-desetil, atrazina e atrazina-desetil, 2,6-diclorobenzammide, carbendazim, imidacloprid, metolaclor, metalaxil. Come in passato, continua ad essere diffusa anche la contaminazione da erbicidi triazinici come la terbutilazina, ma sono ancora largamente presenti anche sostanze fuori commercio da tempo, come l’atrazina e la simazina.
I dati del rapporto, in sintesi, confermano come l’entità e la diffusione dell’inquinamento da pesticidi non siano dati ancora sufficientemente noti. Una storia infinita, anche per il fatto che la continua immisione sul mercato di sostanze sempre nuove, rende il fenomeno in perpetua evoluzione.
Roberta Di Giuli
L’edizione 2013 del Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque è disponibile sul sito web dell’ISPRA http://www.isprambiente.gov.it/










































